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B E N V E N U T O !! Lo Spirito Santo illumini la tua mente, fortifichi la tua fede.


venerdì 24 marzo 2017

Risorgi dai morti e Cristo ti illuminerà.


La Redenzione si avvicina! Rallegriamoci arriva la luce!

Quarta domenica di quaresima – Anno A -26 marzo 2017



 La liturgia di questa domenica, chiamata domenica della letizia, invita a rallegrarci, a gioire. La ragione profonda di questa gioia è il Vangelo, è Gesù stesso, accanto a noi come luce e salvezza. Ha scritto papa Francesco: "La gioia del Vangelo riempie il cuore e la vita intera di coloro che si incontrano con Gesù. Coloro che si lasciano salvare da Lui sono liberati dal peccato, dalla tristezza, dal vuoto interiore, dall'isolamento. Con Gesù Cristo sempre nasce e rinasce la gioia". La nostra tristezza diventerà gioia
Rallégrati, Gerusalemme,
e voi tutti che l’amate, riunitevi.
Esultate e gioite, voi che eravate nella tristezza:
saziatevi dell’abbondanza.

Nella prima lettura tratta dal profeta Samuele si anticipa profeticamente quello che Gesù rivelerà compiutamente: il Signore non guarda le apparenze, ma guarda il cuore. Israele ha voluto a tutti i costi un re per rispondere in modo efficiente ai vari attacchi armati dei popoli vicini.

Nella lettera agli Efesini l'apostolo Paolo afferma che con il battesimo, in seguito alla conversione, generata in noi dalla Parola del Vangelo, il cristiano è divenuto luce in Cristo Luce.

Nel Vangelo di oggi Gesù guarisce un uomo cieco dalla nascita. La domanda che il Signore Gesù rivolge a colui che era stato cieco costituisce il culmine del racconto: "Tu credi nel Figlio dell'uomo?". Quell'uomo riconosce il segno operato da Gesù e passa dalla luce degli occhi alla luce della fede: "Credo, Signore!"

Le tre letture pongono il problema del discernimento. Si tratta del difficile discernimento
di Samuele per scegliere colui che Dio ha eletto tra i figli di Iesse. Per discernere occorre
guardare come Dio stesso guarda, nella coscienza che se «l’uomo vede l’apparenza,
ma il Signore vede il cuore» (1 Sam 16,7), o, come recita l'antica versione siriaca: «l'uomo
guarda con gli occhi, il Signore guarda con il cuore». Nella seconda lettura il discernimento
è richiesto al battezzato che, nella situazione in cui è «luce nel Signore», è chiamato
a discernere ciò che è gradito a Dio (Ef 5,10-11). Il brano evangelico si apre con il diverso
sguardo di Gesù e dei discepoli su un cieco, e prosegue con il percorso che porta il
cieco guarito a discernere la vera qualità di Gesù e a confessare la fede in lui, mentre altri
protagonisti dell'episodio si chiudono a tale discernimento e restano nella cecità spirituale”(cfr. Gv 9,39-41).(Lectio domenicale, fonte Emanuel Jesus Garcia, Catechista 2.0)

1 Samuele 16,1.4.6-7.10-13

L’ultimo e più grande giudice fu Samuele, profeta e creatore di re. Quand’egli invecchiò, il popolo volle un re alla propria testa, non sopportando la propria diversità dai popoli vicini. Samuele lo avvertì che avere un re significava arruolamento militare obbligatorio, lavoro forzato e oppressione, ma gli Ebrei insistettero, e alla fine egli li accontentò sapendo che Dio avrebbe accolto la rivendicazione chiarendo che il re che guiderà Israele dovrà essere secondo il suo cuore.

Il primo re fu un beniaminita alto e bello di nome Saul. Il potere gli diede presto alla testa, ed egli cominciò a trasgredire le istruzioni di Dio. Per la sua disobbedienza il figlio Gionata non ereditò il trono. Al suo posto Dio ordinò a Samuele di ungere Davide nuovo re d'Israele.
Samuele con l'aiuto della parola di Dio sceglierà il più piccolo dei sette figli di Iesse, Davide, come re di Israele. Gesù è il discendente di Davide, il germoglio che spunta dal tronco di Iesse, su cui, secondo Isaia, si posa lo Spirito del Signore. Dio sceglie la piccolezza, per fare cose grandi, “perché nessuno, dirà poi l'apostolo Paolo, “possa gloriarsi davanti a Dio” (1Cor 1,28).


In quei giorni, il Signore disse a Samuele: «Riempi d’olio il tuo corno e parti. Ti mando da Iesse il Betlemmita, perché mi sono scelto tra i suoi figli un re». Samuele fece quello che il Signore gli aveva comandato.

Quando fu entrato, egli vide Eliàb e disse: «Certo, davanti al Signore sta il suo consacrato!». Il Signore replicò a Samuele: «Non guardare al suo aspetto né alla sua alta statura. Io l’ho scartato, perché non conta quel che vede l’uomo: infatti l’uomo vede l’apparenza, ma il Signore vede il cuore».

Iesse fece passare davanti a Samuele i suoi sette figli e Samuele ripeté a Iesse: «Il Signore non ha scelto nessuno di questi». Samuele chiese a Iesse: «Sono qui tutti i giovani?». Rispose Iesse: «Rimane ancora il più piccolo, che ora sta a pascolare il gregge». Samuele disse a Iesse: «Manda a prenderlo, perché non ci metteremo a tavola prima che egli sia venuto qui». Lo mandò a chiamare e lo fece venire. Era fulvo, con begli occhi e bello di aspetto.

Disse il Signore: «Àlzati e ungilo: è lui!». Samuele prese il corno dell’olio e lo unse in mezzo ai suoi fratelli, e lo spirito del Signore irruppe su Davide da quel giorno in poi.

 

Dalla lettera di Paolo apostolo agli Efesini 5, 8-14

Con il battesimo, in seguito alla conversione, generata in noi dalla Parola del Vangelo, il cristiano è divenuto luce in Cristo Luce. Questa la sua nuova realtà.
La luce è Cristo, solo Lui. Non ci sono altre luci nel mondo, né piccole, né grandi. Quanti partecipano della luce lo fanno perché sono inseriti vitalmente in Cristo Gesù. Non basta essere stati immersi nel battesimo per essere luce nel Signore. Il battesimo ci ha costituiti luce, figli della luce, ma in Cristo Gesù.
Si è luce nel Signore se si rimane in Cristo. Se non si è in Cristo, neanche si può essere luce nel Signore. Ma come si rimane ancorati vitalmente al Signore?
La risposta di Paolo è perentoria: si rimane ancorati nel Signore attraverso il comportamento, l’azione, le opere che si fanno.
Non sono i pensieri, le idee, i buoni propositi, le dichiarazioni di intenzioni, neanche la conoscenza della verità che ci fa essere figli della luce.
Siamo stati fatti figli della luce nel battesimo, cresciamo come figli della luce negli altri sacramenti. Viviamo però come figli della luce, se compiamo le opere della luce.

Fratelli, un tempo eravate tenebra, ora siete luce nel Signore. Comportatevi perciò come figli della luce; ora il frutto della luce consiste in ogni bontà, giustizia e verità.
Cercate di capire ciò che è gradito al Signore. Non partecipate alle opere delle tenebre, che non danno frutto, ma piuttosto condannatele apertamente. Di quanto viene fatto in segreto da [coloro che disobbediscono a Dio] è vergognoso perfino parlare, mentre tutte le cose apertamente condannate sono rivelate dalla luce: tutto quello che si manifesta è luce. Per questo è detto: «Svégliati, tu che dormi, risorgi dai morti e Cristo ti illuminerà».


Dal Vangelo secondo Giovanni: 9, 1-4


In quel tempo, Gesù passando vide un uomo cieco dalla nascita e i suoi discepoli lo interrogarono: «Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco?». Rispose Gesù: «Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è perché in lui siano manifestate le opere di Dio. Bisogna che noi compiamo le opere di colui che mi ha mandato finché è giorno; poi viene la notte, quando nessuno può agire. Finché io sono nel mondo, sono la luce del mondo».
Detto questo, sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco e gli disse: «Va’ a lavarti nella piscina di Sìloe», che significa “Inviato”. 


 Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva.

Allora i vicini e quelli che lo avevano visto prima, perché era un mendicante, dicevano: «Non è lui quello che stava seduto a chiedere l’elemosina?». Alcuni dicevano: «È lui»; altri dicevano: «No, ma è uno che gli assomiglia». Ed egli diceva: «Sono io!». Allora gli domandarono: «In che modo ti sono stati aperti gli occhi?». Egli rispose: «L’uomo che si chiama Gesù ha fatto del fango, me lo ha spalmato sugli occhi e mi ha detto: “Va’ a Sìloe e làvati!”. Io sono andato, mi sono lavato e ho acquistato la vista». Gli dissero: «Dov’è costui?». Rispose: «Non lo so».


 Condussero dai farisei quello che era stato cieco: era un sabato, il giorno in cui Gesù aveva fatto del fango e gli aveva aperto gli occhi. Anche i farisei dunque gli chiesero di nuovo come aveva acquistato la vista. Ed egli disse loro: «Mi ha messo del fango sugli occhi, mi sono lavato e ci vedo». Allora alcuni dei farisei dicevano: «Quest’uomo non viene da Dio, perché non osserva il sabato». Altri invece dicevano: «Come può un peccatore compiere segni di questo genere?». E c’era dissenso tra loro. Allora dissero di nuovo al cieco: «Tu, che cosa dici di lui, dal momento che ti ha aperto gli occhi?». Egli rispose: «È un profeta!». Ma i Giudei non credettero di lui che fosse stato cieco e che avesse acquistato la vista, finché non chiamarono i genitori di colui che aveva ricuperato la vista. E li interrogarono: «È questo il vostro figlio, che voi dite essere nato cieco? Come mai ora ci vede?».

I genitori di lui risposero: «Sappiamo che questo è nostro figlio e che è nato cieco; ma come ora ci veda non lo sappiamo, e chi gli abbia aperto gli occhi, noi non lo sappiamo. Chiedetelo a lui: ha l’età, parlerà lui di sé». Questo dissero i suoi genitori, perché avevano paura dei Giudei; infatti i Giudei avevano già stabilito che, se uno lo avesse riconosciuto come il Cristo, venisse espulso dalla sinagoga. Per questo i suoi genitori dissero: «Ha l’età: chiedetelo a lui!».




Allora chiamarono di nuovo l’uomo che era stato cieco e gli dissero: «Da’ gloria a Dio! Noi sappiamo che quest’uomo è un peccatore». Quello rispose: «Se sia un peccatore, non lo so. Una cosa io so: ero cieco e ora ci vedo». Allora gli dissero: «Che cosa ti ha fatto? Come ti ha aperto gli occhi?». Rispose loro: «Ve l’ho già detto e non avete ascoltato; perché volete udirlo di nuovo? Volete forse diventare anche voi suoi discepoli?». Lo insultarono e dissero: «Suo discepolo sei tu! Noi siamo discepoli di Mosè! Noi sappiamo che a Mosè ha parlato Dio; ma costui non sappiamo di dove sia».
Rispose loro quell’uomo: «Proprio questo stupisce: che voi non sapete di dove sia, eppure mi ha aperto gli occhi. Sappiamo che Dio non ascolta i peccatori, ma che, se uno onora Dio e fa la sua volontà, egli lo ascolta. Da che mondo è mondo, non si è mai sentito dire che uno abbia aperto gli occhi a un cieco nato. Se costui non venisse da Dio, non avrebbe potuto far nulla». Gli replicarono: «Sei nato tutto nei peccati e insegni a noi?». E lo cacciarono fuori.


Gesù seppe che l’avevano cacciato fuori; quando

 lo trovò, gli disse: «Tu, credi nel Figlio dell’uomo?».
 Egli rispose: «E chi è, Signore, perché io creda in lui?». 
Gli disse Gesù: «Lo hai visto: è colui che parla con te». Ed egli disse: «Credo, Signore!». E si prostrò dinanzi a lui.


Gesù allora disse: «È per un giudizio che io sono venuto in questo mondo, perché coloro che non vedono, vedano e quelli che vedono, diventino ciechi». Alcuni dei farisei che erano con lui udirono queste parole e gli dissero: «Siamo ciechi anche noi?». Gesù rispose loro: «Se foste ciechi, non avreste alcun peccato; ma siccome dite: “Noi vediamo”, il vostro peccato rimane».


La redenzione si avvicina, arriva la Luce.

Il contenuto teologico del racconto è interamente incentrato sul mistero della persona di Gesù, che causava un giudizio di condanna per coloro che non credevano nella sua parola e l’illuminazione di coloro che l’accoglievano con fede. La vera cecità non era quella del cieco guarito, ma l’incredulità dei giudei e dei farisei, persuasi di possedere la verità persistendo nel rifiuto dell’Inviato di Dio.

Gesù si presenta come “la luce del mondo”. Egli era stato mandato dal Padre per irradiare la luce della “verità”. Finché durava la sua vita terrena (“finché è giorno”), doveva compiere le opere del Padre insieme con i suoi discepoli, coinvolti nella sua missione: “Bisogna che noi operiamo le opere di Colui che mi ha mandato…”.
Non lo fa forse anche oggi Gesù assimilandoci a Lui nella sua opera?

La sua presenza nel mondo rappresentava un giorno luminoso: le sue gesta manifestavano il disegno salvifico di Dio.
La “notte” si riferisce alla fine della sua vita, determinata dal rifiuto di Gesù-Luce da parte dei capi dei giudei increduli, avviluppati dalle tenebre di morte.

Questo brano ci consente di immedesimarci con il cieco nato. Se noi non siamo più ciechi è solo perché siamo stati gratuitamente illuminati da Gesù, la luce vera che illumina ogni uomo. Siamo, dobbiamo essere luce nel nostro ambiente elevando i nostri cuori verso Dio che ci guida dallo stato di disagio (peccato), causato dalle tenebre, allo splendore della luce e della fede (misericordia). Ciò comporta prima la consapevolezza della propria cecità e poi l'accettazione del dono della fede, significata dalla luce di Cristo che ci rende figli della Luce. Siamo sulla scia della volontà del Padre?

Il dialogo che segue tra Gesù e il cieco nato, la volontà espressa da coloro che che non credevano alle parole di Gesù vanno interpretate con con quel dono di discernimento da figli della luce: non sono i pensieri, le idee, i buoni propositi, le dichiarazioni di intenzioni, neanche la conoscenza della verità che ci fa essere figli della luce.
«Lo hai visto: è colui che parla con te». Come il cieco rispondiamo: «Credo, Signore!», tu sei la Parola del Padre.

Noi non abbiamo conosciuto Gesù di persona, sappiamo che vive nel nostro cuore, dobbiamo fare lo sforzo di conoscere meglio la Parola per, (ma senza assillo) ,adeguare il vivere al credere, la morte alla vita, il peccato al perdono misericordioso di Dio, la paura alla gioia, la gioia , tanta gioia in vista della felicità eterna. Gesù parlerà con noi!

Forse potrà accadere anche a noi di non essere compresi come accadde a quel cieco, che dopo aver riacquistato la vista, non viene creduto e suscita perplessità tra coloro che da tempo lo conoscevano.
Ma proprio mentre gli altri lo cacciano, Gesù non lo abbandona, lo cerca e parla ancora con lui. Gli domanda: “Tu, credi nel Figlio dell’uomo?” e l'uomo risponde: “E chi è, Signore, perché io creda in lui?”
Gesù afferma: “Lo hai visto: è colui che parla con te”. E prostrandosi dinnanzi il cieco grida:”Credo, Signore!” Vogliamo fare anche un po' nostra questa certezza?” (Mariella)





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