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B E N V E N U T O !! Lo Spirito Santo illumini la tua mente, fortifichi la tua fede.


venerdì 2 dicembre 2016

La migliore accoglienza a Gesù? Accogliere gli altri come Gesù accolse noi



Domenica seconda di avvento : 4 Dicembre 2016 – Anno liturgico A



Le letture convergono nel consegnare un messaggio centrato nel Messia nella conscenza delle Scritture.

- Isaia annunncia la venuta del Messia, re di pace, su di lui si posa lo Spirito di Dio con i suoi doni. Egli è rivelato dallo Spirito.
- Secondo l'apostolo Paolo Gesù è il Messia perché secondo la parola della Scrittua, ha adempiuto le promesse di Dio fatte ai padri.
- La pagina del vangelo ci mostra Giovanni Battista che invita alla conversione in vista dell'arrivo di Colui che battezzerà in Spirito Santo e fuoco.

Dalle Scritture conosciamo la storia di Gesù, annunciato dai profeti quale Messia, Salvatore del popolo di Israele, per tenere viva la fede in Dio nel suo popolo, tramandato dagli evangelisti e dagli apostoli il suo operato per la nostra salvezza. Viviamo questa seconda domenca di avvento con spirito di testimonianza.

Ci è facile parlare ad altri di Gesù? La nostra fede è tale da essere testimonianza? Un profeta, l'apostolo e il precursore Giovanni ci invitano a gustare la bellezza di una vita vissuta nel profondo del nostro animo attraverso una conversione totale.

Dal libro del profeta Isaia 11,1-10

Un germoglio spunterà dal tronco di Iesse,un virgulto germoglierà dalle sue radici.
Su di lui si poserà lo spirito del Signore, spirito di sapienza e d'intelligenza, spirito di consiglio e di fortezza, spirito di conoscenza e di timore del Signore.



Si compiacerà del timore del Signore. Non giudicherà secondo le apparenze e non prenderà decisioni per sentito dire; ma giudicherà con giustizia i miseri e prenderà decisioni eque per gli umili della terra. Percuoterà il violento con la verga della sua bocca, con il soffio delle sue labbra ucciderà l'empio.
La giustizia sarà fascia dei suoi lombi e la fedeltà cintura dei suoi fianchi.



Il lupo dimorerà insieme con l'agnello; il leopardo si sdraierà accanto al capretto; il vitello e il leoncello pascoleranno insieme e un piccolo fanciullo li guiderà.
La mucca e l'orsa pascoleranno insieme;i loro piccoli si sdraieranno insieme. Il leone si ciberà di paglia, come il bue.


Il lattante si trastullerà sulla buca della vipera; il bambino metterà la mano nel covo del serpente velenoso.


Non agiranno più iniquamente né saccheggeranno in tutto il mio santo monte, perché la conoscenza del Signore riempirà la terra come le acque ricoprono il mare”.




Siamo attorno all'anno 735 a.C: la dinastia di Davide non è più forte come un tempo. Isaia si rende conto che nel popolo non c'è più fiducia e speranza, e nel nome de Signore garantisce al popolo che, se confida nel Signore, inizierà un'era di pace, simile a quella che esisteva nel paradiso terrestre. Il lupo dimorerà insieme con l'agnello; il leopardo si sdraierà accanto al capretto; il vitello e il leoncello pascoleranno insieme e un piccolo fanciullo li guiderà.
Bellissimo questo brano di Isaia in cui si annuncia il futuro Messia e le sue qualità. Fermiamoci a rileggere il brano e ad assaporarne la bellezza non solo poetica ma il suo contenuto: è una profezia messianica che annuncia l'essere e l'operato, parla di un Re di pace. Un virgulto, Un germoglio spunterà dal tronco di Iesse (di Davide),un virgulto germoglierà dalle sue radici,segno della vita che riprende e del rivelarsi della fedeltà di Dio alle sue promesse. Questo germglio continuerà a regnare nella dinastia di Davide, segnata da molte prove e infedeltà.
Sarà potente pur predicando la non violenza, le sue parole confonderanno l'empio e nel mondo resteranno giustizia e fedeltà. Sarà il custode per tutto il popolo e per tutto il mondo.Tutto Israele si innalzerà sul mondo come il grande segno del dono di Dio e della pace.
Sappiamo quanto il popolo di Dio abbia capito questo brano di Isaia, un nuovo re li avrebbe liberati da situazioni insopportabili con l'aiuto di Dio Onnipotente. Ma le vie del Signore erano diverse, la fragilità umana aveva bisogno di altre realtà, altri esempi, ben altri segni...



Dalla lettera ai Romani 15,4-9
Tutto ciò che è stato scritto prima di noi, è stato scritto per nostra istruzione, perché, in virtù della perseveranza e della consolazione che provengono dalle Scritture, teniamo viva la speranza. E il Dio della perseveranza e della consolazione vi conceda di avere gli uni verso gli altri gli stessi sentimenti, sull'esempio di Cristo Gesù, perché con un solo animo e una voce sola rendiate gloria a Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo


Accoglietevi perciò gli uni gli altri come anche Cristo accolse voi, per la gloria di Dio. Dico infatti che Cristo è diventato servitore dei circoncisi per mostrare la fedeltà di Dio nel compiere le promesse dei padri; le genti invece glorificano Dio per la sua misericordia, come sta scritto:
Per questo ti loderò fra le genti
e canterò inni al tuo nome
.


Mentre le parole di Isaia invitano alla speranza l'apotolo Paolo si rifà alle scritture, in virtù di esse terremo viva la speranza, le scritture lette con perseveeranza, approfondite con sapienza.
Poi un invito alla preghiera al Dio della pazienza e della consolazione, un invito alla concordia di sentimenti dimostrata nella comune e concorde glorificazione che la comunità eleva a Dio
come per giustificare la debolezza umana.

Paolo auspica per la comunità cristiana una omogeneità di sentimenti che devono trovare la sua espressione nell’unanime lode cultuale. La preghiera è rivolta al Dio della pazienza e della consolazione, quindi a colui che suscita la pazienza e che elargisce la consolazione. Dio conceda ai componenti della comunità di essere di un’unica idea, d’avere i medesimi sentimenti, quindi si invoca per loro ciò che da essi si esige e si spera. Una tale concordia di sentimenti può e deve dimstrarsi nella comune glorificazione che la comunità eleva a Dio.

“Accoglietevi perciò gli uni gli altri come anche Cristo accolse voi, per la gloria di Dio. Dico infatti che Cristo è diventato servitore dei circoncisi per mostrare la fedeltà di Dio nel compiere le promesse dei padri...”

Quale accoglienza riserveremo a Gesù il giorno di Natale? Unità, sentimenti divisi, lotte, guerre o pace? Parlo del nostro cuore e dell'amore che riserviamo ai fratelli, al prossimo, ai poveri...Parlo di quella accoglienza gioiosa che riseviamo ai nosti cari, ai nostri amici che per una volta riversiamo a quel Bambinello che ci sorride dalla nuda paglia; di quella gioia che per sempre, una volta conosciute le Scritture e divenuti suoi discepoli con noi tutte le nazioni spereranno in Lui.

Lodate, nazioni tutte, il Signore;
i popoli tutti lo esaltino.
Spunterà il rampollo di Iesse,
colui che sorgerà a giudicare le nazioni:
in lui le nazioni spereranno.


Dal vangelo secondo Mc 3,1-12

In quei giorni venne Giovanni il Battista e predicava nel deserto della Giudea dicendo: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino!».
Egli infatti è colui del quale aveva parlato il profeta Isaia quando disse:
Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate isuoi sentieri!
E lui, Giovanni, portava un vestito di peli di cammello e una cintura di pelle attorno ai fianchi; il suo cibo erano cavallette e miele selvatico.
Allora Gerusalemme, tutta la Giudea e tutta la zona lungo il Giordano accorrevano a lui e si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati.
Vedendo molti farisei e sadducei venire al suo battesimo, disse loro: «Razza di vipere! Chi vi ha fatto credere di poter sfuggire all'ira imminente? Fate dunque un frutto degno della conversione, e non crediate di poter dire dentro di voi: «Abbiamo Abramo per padre!». Perché io vi dico che da queste pietre Dio può suscitare figli ad Abramo. Già la scure è posta alla radice degli alberi; perciò ogni albero che non dà buon frutto viene tagliato e gettato nel fuoco. Io vi battezzo nell'acqua per la conversione; ma colui che viene dopo di me è più forte di me e io non sono degno di portargli i sandali; egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco. Tiene in mano la pala e pulirà la sua aia e raccoglierà il suo frumento nel granaio, ma brucerà la paglia con un fuoco inestinguibile».




Matteo riassume la predicazione del Battista nel deserto di Giuda con le stesse parole con le quali riassumerà più avanti, la predicazione di Gesù: “Convertitevi perché il Regno di Dio è vicino” . Come il ministero del Battista è introdotto con un riferimento a Isaia così anche il ministero di Gesù. C’è dunque una continuità fra i due personaggi e le due predicazioni.
Giovanni anticipa l'arrivo del Messia, era stato inviato per annunciare il suo imminente arrivo tra il popolo. Si preoccupa dell'accoglienza a Gesù, invita alla conversione, all'umiltà, al sacrificio, a propositi di una vita nuova. Gesù va accolto con animo aperto e puro.
Il tema della conversione, predicato dal Battista, era un’esigenza continua anche tra i farisei: la differenza stava nel modo d’intenderla. La conversione “farisaica” comportava unicamente un “cambiamento di mente”; la conversione richiesta dal Battista e da Gesù è molto di più: richiede un cambiamento radicale, totale, nella relazione con Dio; e questa relazione con Dio comprende non solo l’interno, ma anche l’esterno, tutto quello che è visibile nella condotta umana (“far frutti degni di conversione” v. 8). La retta relazione con Dio si deve tradurre nella retta condotta di tutta la vita.
La verità è illustrata con l’esempio dell’albero: se l’albero è buono, produce frutti buoni, frutti degni dell’albero stesso. Chi si converte a Dio è come una pianta del suo immenso campo, e i suoi frutti-opere devono essere buoni.

Il tema del Battista non è fuori luogo, come qualcuno potrà pensare perché al suo tempo Gesù era già un uomo maturo, cosa c'entra il Battista col natale?
Le sue parole ci interpellano prima di partecipare devotamente al ricordo della nascita del Messia. Natale è una festa speciale, è la festa del mondo intero, è anche la festa della nostra salvezza. A natale è facile sentirsi più buoni, anzi è naturale: è Gesù che ringrazia per la festa con cui l'accogliamo vedendo i nostri cuori che battono per lui, che i nostri figli inneggiano a Lui.

Per questo Giovanni ci invita alla conversione in questo periodo unendosi a tutta la Chiesa in cammino.

Quante volte anche noi pensiamo di essere giusti davanti a Dio solo perché stiamo da tanto tempo in Chiesa o facciamo parte di qualche gruppo ecclesiale. Il Signore, invece, vuole da noi: opere di penitenza, conversione quotidiana, umiltà davanti a Dio. Tutte le opere buone compiute senza umiltà e senza amore, somigliano al battesimo di acqua amministrato da Giovanni: era certamente una cosa buona, ma non produceva la grazia. Bisogna farsi battezzare da Cristo, perché il vero battesimo è cambiare ogni giorno la propria mente e il proprio cuore. Non manchiamo a questo appuntamento.




sabato 26 novembre 2016

Nell'attesa di una festa: la nascita di Gesù (1)


Domenica prima di avvento : 27 Novembre 2016 – Anno liturgico A

Attendere la festa di Natale, nascita di Gesù, come faremmo per la sua seconda venuta.



Le tre letture di questa prima domenica di avvento sono:
- un'accusa al popolo ebreo che ha abbandonato il Signore, il brano di Isaia;
- una esortazione alla fedeltà verso il Signore Gesù, l'apostolo Paolo;
- il brano di Vangelo è un invito a vegliare in attesa della venuta del Figlio dell'uomo.

DAL LIBRO DEL PROFETA ISAIA 1,1-5
Visione che Isaia, figlio di Amoz, ebbe su Giuda e su Gerusalemme al tempo dei re di Giuda Ozia, Iotam, Acaz ed Ezechia.
Accusa al popolo che ha abbandonato il Signore
Udite, o cieli, ascolta, o terra, così parla il Signore:«Ho allevato e fatto crescere figli,
ma essi si sono ribellati contro di me.
Il bue conosce il suo proprietario e l'asino la greppia del suo padrone,
ma Israele non conosce, il mio popolo non comprende».
Guai, gente peccatrice, popolo carico d'iniquità! Razza di scellerati, figli corrotti!
Hanno abbandonato il Signore, hanno disprezzato il Santo d'Israele,si sono voltati indietro.
Perché volete ancora essere colpiti, accumulando ribellioni? Tutta la testa è malata, tutto il cuore langue.



La visione di Isaia vede il popolo ebreo che ha abbandonato il Signore, lo ha sconosciuto e disprezzato voltandogli le spalle. Peggio delle bestie che conoscono sempre il loro padrone e gli sono fedeli:”Il bue conosce il suo proprietario e l'asino la greppia del suo padrone, ma Israele non conosce, il mio popolo non comprende”.

Isaia parla anche a noi in questa prima domenica di attesa in cui pensiamo già al Natale. Il solo pensiero della festa ci riempie di gioia, non turbiamo questa gioia immergendoci fantasiosamente in una festa profana perchè non lo è. Isaia ci ricorda che siamo figli di Dio, lui ci ha allevati con amorevolezza, non dimentichiamo che da Lui dipendiamo, non ignoriamo che ci ha amati per primi, ha perdonato i nostri peccati, non ci ha minacciati come ha fatto per Israele.
Nella seconda lettura Rom 13,11-14 l'apostolo Paolo, siamo nel nuovo testamento in cui Gesù ha completato la legge antica consegnata al suo popolo eletto, non abolita. Noi siamo depositari di questo completamento operato da Gesù, siamo i discepoli del Maestro Gesù. Le parole di Paolo sono per noi in modo particolare come lo furono per i primi cristiani.

E questo voi farete, consapevoli del momento: è ormai tempo di svegliarvi dal sonno, perché adesso la nostra salvezza è più vicina di quando diventammo credenti. La notte è avanzata, il giorno è vicino. Perciò gettiamo via le opere delle tenebre e indossiamo le armi della luce. Comportiamoci onestamente, come in pieno giorno: non in mezzo a orge e ubriachezze, non fra lussurie e impurità, non in litigi e gelosie. Rivestitevi invece del Signore Gesù Cristo e non lasciatevi prendere dai desideri della carne”.


L'invito dell'Apostolo a gettare via le opere delle tenebre e indossare le armi della luce completa la visione di Isaia, ci parla di conversione. Questo tempo di attesa per la venuta del Signore Gesù, è tempo di darci una mossa e svegliarci per ricevere degnamente Colui che viene.”Rivestitevi invece del Signore Gesù Cristo e non lasciatevi prendere dai desideri della carne”. Rivestirsi del mistero del Signore Gesù significa fare di esso il punto fondamentale della propria e altrui esistenza. La storia, la nostra storia di discepoli deve diventare luogo per realizzare il Regno di Dio.
Come accoglieremo Gesù fattosi uomo, celebrando il suo compleanno? Rivestiamoci del Signore Gesù Cristo e non lasciamoci prendere dai desideri della carne, da quel fascino fasullo del mondo pagano.


Dal vangelo secondo Mt 24,37-44
Come furono i giorni di Noè, così sarà la venuta del Figlio dell'uomo. Infatti, come nei giorni che precedettero il diluvio mangiavano e bevevano, prendevano moglie e prendevano marito, fino al giorno in cui Noè entrò nell'arca, e non si accorsero di nulla finché venne il diluvio e travolse tutti: così sarà anche la venuta del Figlio dell'uomo. Allora due uomini saranno nel campo: uno verrà portato via e l'altro lasciato. Due donne macineranno alla mola: una verrà portata via e l'altra lasciata.Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà. Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa. Perciò anche voi tenetevi pronti perché, nell'ora che non immaginate, viene il Figlio dell'uomo
E questo voi farete, consapevoli del momento: è ormai tempo di svegliarvi dal sonno, perché adesso la nostra salvezza è più vicina di quando diventammo credenti. La notte è avanzata, il giorno è vicino. Perciò gettiamo via le opere delle tenebre e indossiamo le armi della luce. Comportiamoci onestamente, come in pieno giorno: non in mezzo a orge e ubriachezze, non fra lussurie e impurità, non in litigi e gelosie. Rivestitevi invece del Signore Gesù Cristo e non lasciatevi prendere dai desideri della carne.

Nel Vangelo appare chiaramente l'esortazione di Gesù alla vigilanza in attesa della sua seconda venuta, alla fine dei tempi di cui nessuno conosce il giorno e l'ora. La fine dei tempi avverrà nel quotidiano che diventerà, in un colpo d'occhio, improvvisamente “eternità”

La venuta del Signore è imprevedibile, di qui la necessità della vigilanza.
Gesù paragona gli uomini di questa generazione, cioè di coloro che vivono nella fase finale della storia (quindi anche noi) alla generazione dei tempi di Noè: essi vivevano nella spensieratezza totale delle cose che incombevano su di essi: mangiavano, bevevano, prendevano moglie e marito. Nel paragone è messa in evidenza la autocoscienza e il godimento della vita come fondamento della propria sicurezza, non la legge di Dio.

Il cristiano non deve lasciarsi sorprendere da un avvenimento così imprevisto. Egli sa molto bene quello che lo attende e che la rapidità degli avvenimenti ultimi non permette di pensare alla conversione nell’ultimo momento. La generazione di Noè passò alla storia come la più corrotta di tutte . Non si fa menzione dei suoi peccati concreti, ma si costata solo il fatto: vivevano sicuri e felici e all’improvviso li sorprese il diluvio.
Anche oggi assistiamo a certi atteggiamenti di spensieratezza e di vita facile come nella generazione del diluvio. Da notare il comportamento di Noè come condotta di uomo di fede. Egli non aveva alcun indizio per dedurre la catastrofe che si avvicinava: si fidò unicamente della Parola di Dio e portò a compimento quella costruzione assurda in un paese arido, lasciandosi guidare solo dall’ordine che aveva ricevuto da Dio.

Oggi i cristiani siano come Noè, e non come i suoi contemporanei. Infatti, quando verrà il Figlio dell’uomo, si ripeterà quello che avvenne allora: uno “sarà preso”, perché appartiene a Cristo (Mt 10, 32-33) e l’altro “sarà lasciato”. E questo, senza preavvisi, nella piena vita di ogni giorno, nel lavoro, nei campi, o in casa.

A questo punto qualcuno potrebbe obbiettare: ma il Natale non è la fine del mondo! E' vero, ma il Salvatore del mondo non merita di essere ricevuto, ricordato nei nostri cuori puri di veri discepoli e fratelli in Dio?
Gesù, dopo aver parlato degli ultimi avvenimenti e della venuta del Figlio dell’uomo, da una visione collettiva degli avvenimenti passa ad un richiamo individuale.
Gesù parla ad ognuno di noi, ad ogni uomo. Gesù ci invita a riflettere, ci invita a fare un test personale di comportamento, un esame di coscienza.
Leggendo questo brano possiamo rimanere perplessi, pensierosi…forse dubbiosi…
Ovvero indifferenti…O ancora contenti se il nostro sguardo è rivolto alle cose beate che ci attendono…

Le parole di Gesù hanno dato una sveglia al mio torpore per farmi guardare in alto e sperare nella sua bontà?

Gesù invita ad una vigilanza come attesa operosa, consapevole della propria storia e dell’aspetto finale della stessa: cosa veramente mi attende? Cosa spero, cosa faccio? Credo ad un incontro importante desiderato del profondo del cuore?...
Tutte queste domande attendono una risposta, non domani ma oggi, in questo momento e domani alla stessa maniera: vuole dirci questo Gesù quando invita a tenerci pronti?

Essere pronti caratterizzerà il discepolo di Gesù, l’essere cristiano: non importa quando verrà, noi speriamo e crediamo nella sua promessa.


Nella prima venuta fu avvolto in panni nella mangiatoia, nella seconda è circondato di luce come d`un mantello. Nella prima subì la croce, subì disprezzi e vergogna; nella seconda viene sulle schiere degli angeli che l`accompagnano, pieno di gloria. Non fermiamoci dunque alla prima venuta solamente, ma aspettiamo anche la seconda”.
Cirillo di Gerusalemme, Catechesi battesimali, 15,1-4

giovedì 24 novembre 2016

AVVISO


IMPORTANTE

Da domenica prossima non troverete più il commento al vangelo della domenica, perché abbiamo finito di commentare tutti e tre gli anni liturgici A,B,C.
Mi propongo, Mariella non ci sarà più per motivi di impegni in famiglia e di lavoro, di presentare il messaggio che la liturgia della Parola (tutte e tre le letture) ci propone.
E' probabile che salterà qualche domenica per i miei impegni nel seguire la mia seconda metà.
Vi esprimo un desiderio: fatemi avere dei vostri commenti, lasciate perdere il “mi piace”,fatemi sentire il vostro amore per Gesù. Solo così possiamo vivere la comunione cristiana.

sabato 19 novembre 2016

Ultima domenica del tempo ordinario Anno C : Il Re e Sgnore del mondo


Gli uomini del suo tempo l'incoronarono con una corona di spine

Domenica 20/11/2016: festa di Cristo RE


Dal vangelo secono Lc 23,35-43

Il popolo stava a vedere; i capi invece lo deridevano dicendo: «Ha salvato altri! Salvi se stesso, se è lui il Cristo di Dio, l'eletto». Anche i soldati lo deridevano, gli si accostavano per porgergli dell'aceto e dicevano: «Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso». Sopra di lui c'era anche una scritta: «Costui è il re dei Giudei».
Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: «Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e noi!». L'altro invece lo rimproverava dicendo: «Non hai alcun timore di Dio, tu che sei condannato alla stessa pena? Noi, giustamente, perché riceviamo quello che abbiamo meritato per le nostre azioni; egli invece non ha fatto nulla di male». E disse: «Gesù, ricòrdati di me quando entrerai nel tuo regno». Gli rispose: «In verità io ti dico: oggi con me sarai nel paradiso».

Parola del Signore!

Enzo: Festeggiamo Gesù Re dell'universo, mi piacerebbe dire Gesù, Signore dell'Universo, Amore dell'universo. Ma gli uomini del suo tempo l'incoronarono con una corona di spine, lo crocifissero dopo che aveva fatto tanto bene e parlato di salvezza e di amore. Anche in quei momenti di martirio Gesù non tace, parla, non sta in silenzio: parla alle folle, al Padre, al ladrone pentito, ai suoi crocifissori.

Ecco il vostro Re” aveva detto Pilato consegnando Gesù ai suoi carnefici. La prima parola di Gesù è stata per le donne, invitandole alla conversione. La seconda parola è per i suoi crocifissori: “Padre, perdonali perché non sanno quello che fanno” .Gesù non solo perdona, ma scusa. Che bella lezione per non in cerca di pace...

Gesù era un Re buono, ma a molti non piacque, muore umiliato, schernito da tutti, popolo, capi dei giudei e i soldati. Sulla sua croce la scritta Gesù Nazareno re dei Giudei è in vista, guardata da tutti, non riconusciuto come il Messia. Dopo duemila anni quella croce, quella scritta è un richiamo, non di condanna ma di perdono, di misericordia, la figura dell'amore di Dio per l'uomo.

Sulla croce Gesù è raggiunto per l’ultima volta dalla tentazione, che però non è più Satana, ma dei capi, dei soldati, e subito dopo anche del malfattore crocifisso con lui: «Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e noi!» Gesù non risponde alla sfida, sarebbe stato inutile.

Diversamente dal primo, il secondo malfattore confessa senza attenuanti la propria colpa, riconosce l’innocenza di Gesù e si affida a lui. Accogliendolo prontamente, Gesù compie nella sua morte ciò che ha fatto lungo tutta la vita: accogliere i peccatori: «In verità io ti dico: oggi con me sarai nel paradiso». 

Questa poi, Gesù non doveva farla, potremmo dire in tanti. Gesù anche in punto di morte è Maestro nel perdonare, essere misericordioso, donarsi per dare la vita per gli altri.
La regalità di Dio, in Gesù, capovolge la logica di potenza e forza che regge le regalità umane. 

Riflettiamo:
Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno”, In verità io ti dico: oggi con me sarai nel paradiso”. Ammiriamo lo sguardo che penetra la sapienza della croce. E' il nostro nel riguardo del prossimo?

I due malfattori incarnano la natura umana: il rapporto fra Gesù e i due crocifissi è unico,non ha uguali.In questo quadro del calvario è l'uomo che condivide la condizione di Dio:
Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e noi!
Noi, giustamente, perché riceviamo quello che abbiamo meritato per le nostre azioni; egli invece non ha fatto nulla di male». E disse: «Gesù, ricòrdati di me quando entrerai nel tuo regno».

"Gesù, ricordati di me", il malfattore si mette vicino a Dio come uomo e come fratello, capisce e abbraccia il mistero di Gesù . La risposta di Gesù "Oggi sarai con me nel Paradiso" conferma la sua rettitudine . Gesù con queste parole salva tutta l'umanità, dimostra che Lui è il Re, il Signore, e nessuno è più importante. Il suo Regno è già in mezzo a noi e ne facciamo parte. 

Solo chi conosce il Re, chiede, sospira la sua presenza.


Mariella: Con la festa di Cristo Re concludiamo l'anno liturgico e concludiamo anche il nostro cammino durato tre anni riguardante la meditazione dei Vangeli domenicali (anno A, B e C) nei quali la liturgia segue il racconto della nascita, vita, predicazione e morte di Gesù, scritto da tre diversi Apostoli. Abbiamo deciso di intraprendere questo cammino meditativo, prima di tutto per una nostra formazione personale e in secondo luogo per dare la possibilità a quanti lo volevano, di crescere insieme a noi alla scuola della Parola nella conoscenza della verità.

Il brano che oggi leggiamo rappresenta il vertice della bellezza misteriosa di Cristo, che dalla croce ottiene la riconciliazione con il Padre per tutti gli uomini, quelli di allora che lo condannarono ad una morte infame, e per quelli di oggi che continuano, malgrado tutto, ad ucciderlo con i loro errori ed i loro peccati.

Luca presenta la croce come la rivelazione più intensa e drammatica dell'intima unione fra Gesù ed il Padre ed al tempo stesso della comunione fra Gesù e tutta l'umanità. Egli è mandato dal Padre per un'unica precisa missione, salvare l'umanità, Egli infatti non viene per salvare se stesso, né per ricevere onori e gloria, è un Re abbandonato da tutti, deriso e insultato, denudato ed inchiodato. Il Cristo crocifisso non ha segni particolari, non ha cariche onorifiche, ma ha un potere unico, quello sulla vita e sulla morte.

La sua potenza è rivelata tutta attraverso la sua Resurrezione. La sua regalità è già annunciata nella prima lettura dal re Davide, chiamato ad essere un re diverso, un re pastore che si prende cura delle sue pecore e non spadroneggia sfruttandole, ma le custodisce con amore proteggendole e nutrendole. Egli diventa in qualche modo immagine di Cristo, il quale consacrato dallo Spirito Santo, diventerà salvatore e guida per l'umanità intera.

Anche la seconda lettura di san Paolo fa luce sulla missione di Cristo che dalla croce ci nutre con la sua vita e ci salva con la sua morte, Egli è “primogenito di quelli che risorgono dai morti” e in Lui troviamo sussistenza “perchè sia Lui ad avere il primato su tutte le cose!”

La sua regalità è l'Amore, che non vuole essere imposizione ma solo dono, amore quello vero che non si ferma di fronte alle difficoltà, ma va fino in fondo pagando di persona.

Il suo potere è quello di condividere tutto ciò che è umano e la salvezza che Egli offre a chi si affida a Lui è semplicemente quella di non essere più soli, ma amati di un amore infinito, misericordioso ed eterno.

Gesù è profondamente vicino ad ogni uomo, al più povero, al più fragile, al più disprezzato, al più tradito ed umiliato, al più meschino, questo lo ha compreso il buon ladrone, quest'uomo riconosce le sue colpe, non nega il suo peccato, ammette i suoi errori e comprende la misteriosa grandezza di quell'uomo crocifisso ingiustamente
che gli sta a fianco. Con vera fede lo invoca: “Gesù, ricordati di me quando sarai nel tuo Regno” la sua è conversione totale, per questo riceve subito da Gesù la risposta: “Oggi sarai con me in Paradiso”La sua regalità si manifesta in questa infinita misericordia!

Sapremo anche noi, come il buon ladrone, riconoscere Gesù come vero Re invocarlo e cercare nella conversione del nostro cuore la salvezza eterna?

Tu ci sei necessario o Cristo

(Paolo VI, Lettera pastorale alla Diocesi di Milano, 1955)

O Cristo, nostro unico mediatore, Tu ci sei necessario:
per vivere in Comunione con Dio Padre;
per diventare con te, che sei Figlio unico e Signore nostro, suoi figli adottivi;
per essere rigenerati nello Spirito Santo.
Tu ci sei necessario,
o solo vero maestro delle verità recondite e indispensabili della vita,
per conoscere il nostro essere e il nostro destino, la via per conseguirlo.
Tu ci sei necessario, o Redentore nostro,
per scoprire la nostra miseria e per guarirla;
per avere il concetto del bene e del male e la speranza della santità;
per deplorare i nostri peccati e per averne il perdono.
Tu ci sei necessario, o fratello primogenito del genere umano,
per ritrovare le ragioni vere della fraternità fra gli uomini,
i fondamenti della gi ustizia, i tesori della carità, il bene sommo della pace.
Tu ci sei necessario, o grande paziente dei nostri dolori,
per conoscere il senso della sofferenza
e per dare ad essa un valore di espiazione e di redenzione.
Tu ci sei necessario, o vincitore della morte,
per liberarci dalla disperazione e dalla negazione,
e per avere certezze che non tradiscono in eterno.
Tu ci sei necessario, o Cristo, o Signore, o Dio-con-noi,
per imparare l'amore vero e camminare nella gioia e nella forza della tua carità,
lungo il cammino della nostra vita faticosa,
fino all'incontro finale con Te amato, con Te atteso,
con Te benedetto nei secoli.
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sabato 12 novembre 2016

Alla ricerca del senso finale della nostra esistenza individuale e comunitaria.



"Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita".


Domenica 33ma del Tempo Ordinario – Anno C



Dal vangelo secondo Lc 21,5-19

Mentre alcuni parlavano del tempio, che era ornato di belle pietre e di doni votivi, disse: «Verranno giorni nei quali, di quello che vedete, non sarà lasciata pietra su pietra che non sarà distrutta».
Gli domandarono: «Maestro, quando dunque accadranno queste cose e quale sarà il segno, quando esse staranno per accadere?». Rispose: «Badate di non lasciarvi ingannare. Molti infatti verranno nel mio nome dicendo: «Sono io», e: «Il tempo è vicino». Non andate dietro a loro! Quando sentirete di guerre e di rivoluzioni, non vi terrorizzate, perché prima devono avvenire queste cose, ma non è subito la fine».
Poi diceva loro: «Si solleverà nazione contro nazione e regno contro regno, e vi saranno in diversi luoghi terremoti, carestie e pestilenze; vi saranno anche fatti terrificanti e segni grandiosi dal cielo.
Ma prima di tutto questo metteranno le mani su di voi e vi perseguiteranno, consegnandovi alle sinagoghe e alle prigioni, trascinandovi davanti a re e governatori, a causa del mio nome. Avrete allora occasione di dare testimonianza. Mettetevi dunque in mente di non preparare prima la vostra difesa; io vi darò parola e sapienza, cosicché tutti i vostri avversari non potranno resistere né controbattere. Sarete traditi perfino dai genitori, dai fratelli, dai parenti e dagli amici, e uccideranno alcuni di voi; sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto. Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita.


PAROLA DEL SIGNORE!


Enzo: Abbiamo letto questo brano di Luca,ma lo abbiamo riletto? Non avete forse tremato e rimasti senza parola? Ma cosa ha voluto dirci Gesù nelle notizie annunciate e negli avvetimenti ai suoi discepoli? La lettura evangelica offre un grande e attuale tema di meditazione: adesso, verso la fine dell’Anno liturgico, simbolo anche della fine degli eventi umani ci viene chiesta una riflessione sulle ultime cose. Proviamo ad addentrarci nelle parole e approfondire il loro senso, per scoprire il messaggio di Gesù. Confessiamo di aver perduto un pò il senso «escatologico », finale della nostra esistenza individuale e comunitaria, che confondiamo con la venuta ultima del Signore, un evento proiettato lontano da noi.
Ci aiuterà in questo don Antonio Schena, teologo e biblista.

“Il lungo discorso che si legge in Luca 21 appartiene al genere apocalittico: vengono descritti gli ultimi tempi come tempi di guerre e di divisioni, di terremoti e di carestie, di catastrofi cosmiche. Questo linguaggio ampiamente presente nel discorso di Gesù, non è il messaggio, ma semplicemente il mezzo espressivo che tenta di comunicarlo. Nessuna di queste frasi deve essere presa alla lettera.
 
Il discorso apocalittico nasce dalla convinzione che la storia cammina, sotto la guida di Dio, verso una salvezza piena e definitiva. Le delusioni e le continue contraddizioni della storia non riusciranno mai a demolire tale speranza, anzi serviranno a purificarla e a insegnare che la salvezza  è, al di là dell’esistenza presente, opera di Dio e non solo dell’uomo.

Il discorso apocalittico invita i credenti – che ora sono i cristiani coinvolti nelle persecuzioni e amareggiati dall’odio del mondo – a rinnovare la loro fiducia nella promessa di Dio e a perseverare nelle scelte di fede e a non cadere in compromessi: “neppure un capello del vostro capo perirà”.

Il discorso di Gesù in Luca 21 è un intreccio di notizie e di avvertimenti.
Le notizie: falsi profeti pretenderanno parlare in suo nome e assicurare che la fine è vicina: ci saranno guerre e rivoluzioni, popolo contro popolo e regno contro regno. Questi avvenimenti - eresie, guerre e persecuzioni – non esauriscono il panorama della storia e delle sue contraddizioni, ma Gesù li considera come situazioni tipiche e ricorrenti, situazioni che il discepolo deve essere pronto ad affrontare.
Gli avvertimenti, sono pochi e semplici: non lasciatevi ingannare, non vi terrorizzate, non preparate la vostra difesa. Il vero discepolo rimane ancorato alle parole del suo Maestro e non ha bisogno d’altro. Le novità non lo attirano, né cede alle previsioni di chi pretende conoscere il futuro. Per orientarsi gli bastano le parole del Signore.

Di fronte alle guerre e alle paure che così spesso angosciano gli uomini, il vero discepolo non si fa illusioni e non cade in facili ottimismi, tuttavia rimane fondamentalmente sereno e fiducioso.

La persecuzione, le divisioni, l’odio del mondo non sono i segnali di un’immediata fine del mondo, ma un’occasione di testimonianza e di perseveranza. Si attende il Signore testimoniando e perseverando, non fantasticando sulla vicinanza della fine del mondo.
Luca, conforme a tutta la tradizione evangelica, ripete che la liberazione è vicina . Questo non significa che il ritorno del Figlio dell’uomo sia oggi o domani, perché i segni premonitori (guerre e persecuzioni) sono i fenomeni presenti in ogni momento della storia. In altre parole Luca vuol dirci che il tempo presente è ricco di occasioni salvifiche che Dio stesso ci offre. 
 
Vigilare, quindi, significa non avere il cuore “appesantito”. Il ritorno del Figlio dell’uomo non sarà preceduto da segni premonitori prevedibili e rassicuranti: giungerà all’improvviso. Ciò che conta, dunque, è stare attenti a non lasciarsi sorprendere”. (don Antonio Schena)“



Mariella:
Con questo brano evangelico, il Signore ci fà prendere consapevolezza che siamo incamminati verso il fine della nostra vita e non solo verso la sua fine. Gesù non esaudisce le nostre curiosità, non consegna date o riferimenti precisi, non spiega come o quando verrà la fine, ma vuole spostare la nostra attenzione sul come ci si prepara. La nostra attenzione dev'essere tutta sul "come".
...Come sto vivendo?
Vivacchio, sopravvivo, mi lascio vivere o cerco la pienezza per cui sono stato creato?
Come leggo gli avvenimenti della storia? Mi lascio illuminare dal caso o chiedo allo Spirito Santo l'aiuto per comprendere meglio il significato degli eventi che quotidianamente viviamo?

Domande toste, lo so, ma ci riportano al centro della nostra fede, a queste domande dobbiamo dare risposta se vogliamo sapere dove siamo diretti e verso cosa, solo se la nostra vita è orientata verso l'eternità non ci potrà spaventare nulla o quasi, ci saranno guerre, prigionie, tradimenti e persecuzioni, ma Gesù ci rassicura: non un solo capello ci verrà strappato, perché siamo preziosi agli occhi di Dio, Lui è con noi e noi siamo suoi! Cosa potrà separarci dall'Amore di Cristo?

Non è facile la sorte del discepolo! 

Ma il Signore Gesù, con la forza dello Spirito, sarà sempre accanto a ciascuno di noi! Ed ecco io sarò con voi sino alla fine del mondo! Forte di questa promessa il vero discepolo, non si volta indietro, affronta tutte le difficoltà, tutte le offese e le sofferenze perché solo così si potrà arrivare, come vi arrivò il Signore, al giorno del tempo nuovo, la Resurrezione.





Vivere è impegno, ma vogliamo portarlo a termine nel modo che 

Dio ci indica, ci guida a farlo!











venerdì 4 novembre 2016

Se Dio ama l'uomo, non può abbandonarlo in potere della morte.


Dio non è dei morti, ma dei viventi; perché tutti vivono per lui».

Domenica 32ma del Tempo Ordinario -Anno C



Dal vangelo di Lc 20,27-38

Gli si avvicinarono alcuni sadducei - i quali dicono che non c'è risurrezione - e gli posero questa domanda: «Maestro, Mosè ci ha prescritto: Se muore il fratello di qualcuno che ha moglie, ma è senza figli, suo fratello prenda la moglie e dia una discendenza al proprio fratello. C'erano dunque sette fratelli: il primo, dopo aver preso moglie, morì senza figli. Allora la prese il secondo e poi il terzo e così tutti e sette morirono senza lasciare figli. Da ultimo morì anche la donna. La donna dunque, alla risurrezione, di chi sarà moglie? Poiché tutti e sette l'hanno avuta in moglie». Gesù rispose loro: «I figli di questo mondo prendono moglie e prendono marito; ma quelli che sono giudicati degni della vita futura e della risurrezione dai morti, non prendono né moglie né marito: infatti non possono più morire, perché sono uguali agli angeli e, poiché sono figli della risurrezione, sono figli di Dio. Che poi i morti risorgano, lo ha indicato anche Mosè a proposito del roveto, quando dice: Il Signore è il Dio di Abramo, Dio di Isacco e Dio di Giacobbe.
Dio non è dei morti, ma dei viventi; perché tutti vivono per lui».
Dissero allora alcuni scribi: «Maestro, hai parlato bene». E non osavano più rivolgergli alcuna domanda.

Parola del Signore!


Enzo: Forse non tutti conoscono i personaggi dei quali si parla in questo brano. Prima di commentare il brano che la liturgia ci propone mi sembra utile presentare questi uomini ricchi e potenti: Essi tendevano ad essere benestanti e ad occupare posti di potere, incluso quello di capo dei sacerdoti e di Sommo sacerdote .

Dal punto di vista religioso, i Sadducei erano molto più conservatori in certi aspetti della dottrina. I Farisei davano la stessa autorità alla tradizione che alla Parola scritta di Dio, mentre i Sadducei tenevano in considerazione soltanto quella Parola scritta che veniva da Dio. I Sadducei preservarono l’autorità della Parola scritta di Dio, in particolare i libri di Mosè (da Genesi a Deuteronomio). Se furono piuttosto dediti a ciò, lo stesso non si può dire della loro linea dottrinale.

Quanto segue è una breve lista di credi che ritennero fermamente, ma che contraddicevano le Scritture:
1. Essi furono estremamente autosufficienti da negare il coinvolgimento di Dio nella vita di tutti i giorni.
2. Essi negarono qualsiasi resurrezione dei morti (Matteo 22:23; Marco 12:18-27; Atti 23:8).
3. Essi rinnegarono qualsiasi forma di esistenza dopo la morte, ritenendo che l’anima muore con la morte fisica, negando così qualsiasi punizione o ricompensa dopo la vita terrena.
4. Essi negarono l’esistenza di un mondo spirituale, ad es. angeli e demoni (Atti 23:8).

Poiché i Sadducei furono più preoccupati con la politica che con la religione, essi non diedero molta importanza a Gesù, finchè non cominciarono a temere che Egli poteva portare ad un’attenzione dei Romani non voluta. Fu in questo momento che Sadducei e Farisei cospirarono contro Gesù, per farlo morire (Giovanni 11:48-50; Marco 14:53, 15:1).” ( da gotquestions.org)

I sadducei scompaiono dalla storia con la distruzione del tempio di Gerusalemme (70 d.C), dopo aver tentato invano di impedire la rivolta armata condotta dagli intransigenti zeloti, sicché la riorganizzazione del giudaismo posteriore risultò di stampo farisaico.

Alcuni di questi sadducei vennero da Gesù per porgli una domanda che riguardava come abbiamo letto una moglie con sette mariti, citando una prescrizione di Mosè: Se muore il fratello di qualcuno che ha moglie, ma è senza figli, suo fratello prenda la moglie e dia una discendenza al proprio fratello, domandano: “La donna dunque, alla risurrezione, di chi sarà moglie? Poiché tutti e sette l'hanno avuta in moglie”.

Gesù, come sempre, nelle polemiche con scribi e farisei risponde a modo suo. Lo scopo della domanda dei sadducei è di mettere in imbarazzo Gesù. Con un esempio concreto Gesù cita un testo di Esodo 3 che è un testo di Dio e non sulla risurrezione: “Che poi i morti risorgano, lo ha indicato anche Mosè a proposito del roveto, quando dice: Il Signore è il Dio di Abramo, Dio di Isacco e Dio di Giacobbe. Dio non è dei morti, ma dei viventi; perché tutti vivono per lui»
 
Originale questo Gesù che rifacendosi alle Scritture, alle rivelazioni del Dio vivente riconduce il dibattito sulla risurrezione all'amore di Dio e alla sua fedeltà. Se Dio ama l'uomo, non può abbandonarlo in potere della morte.
Fin qui la risposta di Gesù è contro i sadducei, che respingevano la fede nella risurrezione: la loro dottrina fa morire le anime con i corpi, nega la sopravvivenza dell’anima come anche i castighi e i premi nel regno dei morti, e sostenevano la loro dottrina citando Gen 3,19: “Sei polvere e in polvere ritornerai”. 
 
Ma la polemica è diretta anche contro i farisei, che concepivano la risurrezione in termini materiali: i defunti risorgeranno con i loro vestiti, con le stesse infermità, sordi, ciechi, zoppi, in modo da poterli riconoscere. Nella sua replica, Gesù afferma che la vita dei morti sfugge agli schemi di questo mondo presente,” infatti non possono più morire, perché sono uguali agli angeli e, poiché sono figli della risurrezione, sono figli di Dio”.  

Siamo figli di Dio, risorgeremo come Gesù, siamo stati creati per la vita eterna: questa è la nostra fede, questa è la nostra speranza.

Mariella: Ogni domenica la liturgia celebra la Pasqua del Signore. La potenza della sua risurrezione trasforma e rinnova la faccia di tutta la terra, orientando la creazione verso la pienezza di una Pasqua eterna. La nostra morte trova speranza nella morte e risurrezione del Signore Gesù che apre i nostri orizzonti chiusi dal peccato e li fa immensi, svincolandoli dai condizionamenti terreni.

Certamente uno dei più complessi misteri che interessano l'uomo è il suo destino finale, quello che sarà dopo la sua morte, a questi interrogativi e dubbi cerca di dare risposta il Vangelo di oggi.

Anche le due prime letture della liturgia di domenica prossima ci mostrano quanto grande ed incrollabile è la fedeltà dei primi cristiani verso il Signore, i quali molto spesso venivano sottoposti ad ogni sorta di sevizie e torture a causa della loro fede e pur tuttavia non cedevano ai ricatti, perché confidavano nella promessa di una vita eterna.

Così anche Paolo esortava i cristiani di Tessalonica a pregare e vigilare, nella certezza che il Signore non li avrebbe abbandonati, proteggendoli dall'azione distruttrice del maligno. Il Vangelo poi termina con parole chiare sulla realtà ultima che ci attende: “Dio non è dei morti, ma dei viventi; perché tutti vivono in Lui.”

Non ci sono dunque più incertezze sul nostro cammino, la felicità futura che attendiamo germoglia già nella vita presente. Chi crede in Dio, chi ascolta la sua Parola, chi cammina nella sua Verità, chi opera secondo la sua Volontà, non va verso il nulla, ma verso la Luce.

Abbiamo appena trascorso la Festa dei Santi ed il ricordo dei nostri defunti, giorni questi che facilitano il riemergere di interrogativi nascosti nel nostro cuore, ebbene, cosa vuole dirci oggi Gesù? Cosa voleva dire allora ai Sadducei che si ponevano le stesse domande? Il vero punto che deve interessare noi tutti non è tanto come saremo dopo la morte, ma “chi” sarà ad attenderci quando passeremo da questa vita ad un'altra. Il Dio di Abramo, di Isacco, di Giacobbe, di me, di te ...non è il Dio dei morti, ma dei vivi, perché tutti vivono e vivranno in Lui! 
 
Il nome di Dio dunque si fonde con quella di tutti noi, di ciascuno di noi, perché attraverso lo Spirito Santo Egli già vive qui in terra la nostra storia, abita i nostri cuori, attraversa il nostro presente.

La risurrezione è già iniziata, dobbiamo 

vivere da risorti, il Regno dei cieli lo stiamo 

costruendo giorno per giorno. 



Viviamo dunque da risorti, testimoniamo l'amore di un Dio vivo ora e presente per l'eternità, solo così il cristianesimo potrà continuare il suo cammino lungo i secoli!


venerdì 28 ottobre 2016

Può un ricco diventare testimone del Regno di Dio?

Non è la conversione che determina la simpatià di Gesù ma è l'amore di Gesù verso i peccatori che suscita la conversione

Domenica 31ma del Tempo Ordinario – Anno C


Dal vangelo secondo Lc 19,1-10


Entrò nella città di Gerico e la stava attraversando, quand'ecco un uomo, di nome Zaccheo, capo dei pubblicani e ricco, cercava di vedere chi era Gesù, ma non gli riusciva a causa della folla, perché era piccolo di statura. Allora corse avanti e, per riuscire a vederlo, salì su un sicomòro, perché doveva passare di là. Quando giunse sul luogo, Gesù alzò lo sguardo e gli disse: «Zaccheo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua». Scese in fretta e lo accolse pieno di gioia. Vedendo ciò, tutti mormoravano: «È entrato in casa di un peccatore!». Ma Zaccheo, alzatosi, disse al Signore: «Ecco, Signore, io do la metà di ciò che possiedo ai poveri e, se ho rubato a qualcuno, restituisco quattro volte tanto». Gesù gli rispose: «Oggi per questa casa è venuta la salvezza, perché anch'egli è figlio di Abramo. Il Figlio dell'uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto».

Parola del Signore !

Enzo: Molto semplice questo brano a prima lettura: un pubblicano, il capo dei pubblicani, è impaziente di vedere, incontrare Gesù di cui aveva tanto sentire parlare. Semplice curiosità? C 'è qualcosa di più. Zaccheo “capo dei pubblicani e ricco, cercava di vedere chi era Gesù, ma non gli riusciva a causa della folla, perché era piccolo di statura!”

Luca ritorna su un argomento che gli sta particolarmente a cuore: Gesù è venuto per cercare e salvare i peccatori. Luca tiene anche conto della situazione della Chiesa del suo tempo: la maggioranza dei giudei persisteva nel rifiuto ostinato del messianismo attuato da Gesù in favore dei poveri e degli emarginati. E questo è il messaggio del brano di Vangelo di domenica prossima, valido anche per noi.
Oggi,  molti si allontanano dalla pratica religiosa, dall’osservanza della Parola, diventano peggiori degli stessi giudei del tempo di Luca, almeno loro le leggi le rispettavano: oggi con le parole accettiamo la Parola ma con i fatti la rinneghiamo, forse dando preferenza ad un messia del benessere a tutti i costi, all’edonismo, al tutto facile, al tutto possibile.

Zaccheo, superando l’ostacolo della sua statura, sale su una pianta per vedere, conoscere quel Gesù di cui tutti parlavano, supera la folla correndo per non perdere, forse ancora una volta, Gesù. Vedere Gesù, ma è Gesù a vedere lui, a parlare per primo: «Zaccheo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua». Stupore, meraviglia, gioia inattesi: Zaccheo scende in fretta e accoglie Gesù che vuole essere suo ospite. Gesù si fa bisognoso per avere la possibilità di perdonare, Lui che conosce il cuore e la mente di Zaccheo, veramente anche il nostro cuore e la nostra mente se corriamo verso di Lui. Gesù sa accogliere tutti con bontà e delicatezza.

Zaccheo è la figura del peccatore convertito, attratto soltanto dallo sguardo e dalle poche parole di Gesù, peccatore pentito che subito capisce il suo peccatoe vuole correre ai ripari generosamente.
Zaccheo è anche la figura della potenza di Dio che sa trasformare un uomo facendogli cambiare vita.

Gesù accoglie Zaccheo prima della conversione.Non è la conversione che determina la simpatià di Gesù ma è l'amore di Gesù verso i peccatori che suscita la conversione. Zaccheo ha incontato, intravisto questo amore. Un esempio per chi ha cura delle anime: andare per le strade, suscitare incontri, annunciare, testimoniare l'Amore, non aspettare nel confessionale.
L’incontro con Dio è sempre, e allo stesso tempo, un dono e il compimento di una ricerca. L’incontro con Gesù cambia la vita.
Gesù premia la curiosità di Zaccheo, quella curiosità porta la salvezza: Oggi per questa casa è venuta la salvezza…

Il pubblicano Zaccheo è la figura del discepolo cristiano che non lascia tutto, come altri, ma rimane nella propria casa, continuando il proprio lavoro, testimone però di un nuovo modo di vivere: non più il guadagno al di sopra di tutto, ma la giustizia (“restituisco quattro volte tanto”) e la condivisione (“dò la metà dei miei beni ai poveri”). C’è il discepolo che lascia tutto per farsi annunciatore itinerante del Regno e c’è il discepolo che vive la medesima radicalità restando nel mondo a cui appartiene.
Infine Luca non si dimentica di ricordarci che anche questo gesto di misericordia ha suscitato scandalo: “Tutti mormoravano”. Come se il Regno fosse solo per i giusti! E invece è il contrario
L’incontro con Dio è sempre un dono e il compimento di una ricerca. L’incontro con Gesù cambia la vita.


Le parole rivolte a Zaccheo da Gesù sono rivolte anche ai presenti…. Sono rivolte a noi che ascoltiamo oggi la sua voce: Oggi per questa casa è venuta la salvezza, perché anch'egli è figlio di Abramo. Il Figlio dell'uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto”

Gesù entra in casa nostra, si autoinvita e siede a tavola con noi, fa comunione: il suo ingresso porta gioia, trasforma i cuori… rivoluziona la vita di chi l’accoglie… dà il potere di annunciarlo agli altri, a coloro che si contrappongono e giudicano la Parola.

Ha scritto don Primo Mazzolari commentando questo brano di vangelo:
«Io posso anche non vedere il Signore: lui mi vede sempre, non può non vedermi. Io posso scantonare, lui no. L'amore si ferma sempre e viene inchiodato dalla pietà. Io guardo e mi scandalizzo, guardo e giudico, guardo e condanno, guardo e tiro diritto: lui mi guarda, si ferma e si muove a pietà».

Mariella: Zaccheo questo piccolo grande uomo ha un obiettivo: vuole vedere Gesù, quasi non spera di potergli parlare, ma vorrebbe vederlo anche se la folla gli impedisce lo sguardo a causa della sua statura bassa, per questo sale sull'albero, non ha paura della sua piccolezza, semplicemente supera se stesso, non fa calcoli per capire se può farcela, trova una soluzione perchè vuole, farcela! 
 
Vuole vedere Gesù, ma in verità si accorge di essere cercato da Gesù. A Dio manca qualcosa, manca Zaccheo, manca la pecora smarrita e la cerca ostinatamente, così come cerca ogni figlio che allontana il suo sguardo dal suo. Dio infatti non vuole condannare il peccatore, vuole salvarlo e lo cerca fino a trovarlo, non lo cndanna lo chiama per nome.

Gesù dunque entra nella vita di Zaccheo e lì vuole restare, lo invita a scendere dall'albero, ad abbandonare il potere e l'agiatezza che fino a quel momento lo hanno reso ricco ma non felice: solo scendendo dalla sua posizione di prestigio potrà accogliere Gesù che gli rivela il senso della sua vita e ritrovare la sua dignità perduta.  Zaccheo scende perché scopre di essere amato senza limiti o condizioni. La sua conversione è immediata, devastante, cambia vita sul momento.

L'incontro con Gesù libera quell'uomo dalle sue colpe e lo riempie di pace e di gioia, la sua conversione è immediata, comprende che i beni posseduti non lo hanno appagato. A lui manca qualcosa, manca la salvezza che solo la fede può dare.


Zaccheo è diventato un uomo nuovo, un discepolo capace di aprirsi alla condivisione ed al dono di sé: "Ecco Signore, io do la metà dei miei beni ai poveri; e se ho frodato qualcuno, restituisco quattro volte tanto"
"... Quattro volte tanto..." egli abbonda, va al di là di quanto prescrive la Legge, la generosità va ben oltre la giustizia. Ecco il discepolo finalmente cristiano.

Impariamo anche noi a metterci in movimento verso Gesù, guidati dal vivo desiderio di essere "oggi" salvati.





Vi invito a leggere anche il commento di Padre Augusto Drago che troverete nella pagina a Lui dedicata e che ci aiuterà a comprendere ed approfondire ancor meglio questa pagina evangelica.