BENVENUTO



B E N V E N U T O !! Lo Spirito Santo illumini la tua mente, fortifichi la tua fede.


venerdì 26 agosto 2016

“Amico, vieni più avanti!”.

    Chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato.

                                                                                           



 Lc. 14, 1.7-14 
  
Dal Vangelo secondo Luca

Avvenne che un sabato Gesù si recò a casa di uno dei capi dei farisei per pranzare ed essi stavano a osservarlo.
Diceva agli invitati una parabola, notando come sceglievano i primi posti: «Quando sei invitato a nozze da qualcuno, non metterti al primo posto, perché non ci sia un altro invitato più degno di te, e colui che ha invitato te e lui venga a dirti: “Cèdigli il posto!”. Allora dovrai con vergogna occupare l’ultimo posto. Invece, quando sei invitato, va’ a metterti all’ultimo posto, perché quando viene colui che ti ha invitato ti dica: “Amico, vieni più avanti!”. Allora ne avrai onore davanti a tutti i commensali. Perché chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato».
Disse poi a colui che l’aveva invitato: «Quando offri un pranzo o una cena, non invitare i tuoi amici né i tuoi fratelli né i tuoi parenti né i ricchi vicini, perché a loro volta non ti invitino anch’essi e tu abbia il contraccambio. Al contrario, quando offri un banchetto, invita poveri, storpi, zoppi, ciechi; e sarai beato perché non hanno da ricambiarti. Riceverai infatti la tua ricompensa alla risurrezione dei giusti».

Parola del Signore


 
Mariella:Il Vangelo di Luca oggi inizia con un gioco di sguardi che si incrociano durante un banchetto. La gente guarda Gesù, curiosa di vedere quel che farà e che dirà, Gesù osserva la gente intenta nel gesto di occupare i posti migliori al tavolo del banchetto, è molto significativo questo guardarsi nei diversi atteggiamenti, ci fa capire l'importanza dell'umiltà, della mitezza, del dono di sé senza attesa di contraccambio.

Tuttavia in quel contesto la corsa ai primi posti non era certo legata al desiderio di stare a lato di Gesù per meglio ascoltare la sua parola. L'interesse vero era rivolto a conquistare un posto di riguardo che fosse occasione di affermazione sociale

È chiaro ciò che Gesù desidera insegnarci, con questa Parabola, che umiltà e gratuità sono due atteggiamenti fondamentali per ogni cristiano che vuole vivere il Vangelo, essi non sono disgiunti, dove si trova umiltà c'è gratuità e viceversa   Il discepolo vive della gratuità del dono di Dio, per questo è "povero", per questo è consapevole che tutto ciò che egli ha, ma soprattutto tutto ciò che egli è, lo riceve come un dono dalle mani di Dio, e come un dono ricevuto nella gratuità lo condivide senza pretese, senza attese di ricompensa.

Anzi, potremmo dire, che il discepolo avendo assaporato la bellezza della condivisione nella gratuità, non mette in discussione, anche solo minimamente, la sua scelta.   Evita perciò di cadere nella trappola di relazioni interessate e per questo preferisce l'amicizia di chi vive poveramente, umilmente, semplicemente, ed è lontano dall'impostare la propria vita sul potere, sul lusso, sul successo. Certamente non possiamo illuderci di non cadere nella tentazione di primeggiare, nessuno di noi è immune dalla malattia della vanagloria e della ricerca di supremazia, nelle nostre stesse comunità parrocchiali abbiamo numerosi esempi di come non si vive l'umiltà vera.

Tutti facciamo una fatica immensa a vivere gratuitamente, ad annullarci sempre per far posto agli altri, soprattutto se ci accorgiamo che dall'altra parte qualcuno non si fa troppi problemi a sfruttarci.

Il Vangelo della scorsa domenica diceva “sforzatevi di passare dalla porta stretta” sforzarsi di rimanere semplici ed umili è necessario, altrimenti in breve tempo anche noi ci ritroviamo fra quelli che arrancano diritti e pretendono primi posti! Se qualcosa, di bello c'è in noi, è la GRAZIA di DIO, ossia quello sguardo d'amore che conta e davvero 'ci rende simili a Lui'.

Se sotto l'abito esteriore non vi è una grandezza interiore, che ha origine dall'Amore e dalla Presenza di Dio in noi, il pericolo è che possiamo solo assumere l'immagine di una grottesca maschera.

Il secondo grande insegnamento di questa pagina evangelica è l'apertura all'altro in quanto fratello da amare, così com'è nella sua povertà, nel suo bisogno d'amore, nella sua diversità.

L'emarginazione non può esistere nel Regno di Dio, dove l'unica legge possibile è quella dell'amore. Ben sappiamo purtroppo quanto spesso tutto è fatto in funzione di un tornaconto!

Quando è in nostro potere farlo, invece di invitare gente abituata a vivere di termini di paragone e di confronto con gli altri, ricordiamoci piuttosto di quanti vivono la solitudine, l'abbandono l'emarginazione, perché non sarà mai nelle loro possibilità non solo offrire grandi banchetti, ma nemmeno ripagarci del bene che stiamo loro facendo.  Quelli che la nostra società vorrebbe eliminare dagli incroci delle strade, dai semafori e dalle piazze perché "danno fastidio" ci portano via i primi posti al banchetto del suo Regno di Dio.

Se non cambiamo mentalità, la porta d'ingresso al banchetto si farà sempre più stretta!

                                                        


Enzo:  In questa parabola Gesù che non intende dare una lezione di galateo ma una norma di comportamento umile, rispettosa verso gli altri, e prendendo spunto dalle buone maniere trarre poi, come abbiamo visto rivolgendosi al padrone di casa, le conclusioni concernenti il Regno di Dio.

«Quando offri un pranzo o una cena, non invitare i tuoi amici né i tuoi fratelli né i tuoi parenti né i ricchi vicini, perché a loro volta non ti invitino anch'essi e tu abbia il contraccambio. Al contrario, quando offri un banchetto, invita poveri, storpi, zoppi, ciechi; e sarai beato perché non hanno da ricambiarti. Riceverai infatti la tua ricompensa alla risurrezione dei giusti».


Il consiglio che Gesù dà al padrone di casa (14, 12-14), è rivoluzionario, contrario a tutti gli usi abituali. Luca enumera, come invitati, tutte le categorie di emarginati: questo è il comportamento nuovo. Di fronte a Dio nessuno è emarginato, ma ciascuno è prossimo, riceveremo la ricompensa alla risurrezione del giusti.
La partecipazione al banchetto dipende da un invito da parte di Dio, che invita coloro che riconoscono la loro umile condizione e il loro bisogno di salvezza nel povero, nello storpio, nello zoppo, nel cieco, nell'indigente, nel povero di spirito la sua Persona.
L'apostolo Paolo così scrive 2 Cor 7-15, sollecitando “chi è ricco nella fede e nei mezzi si ricordi di Gesù che da ricco che era, si è fatto povero per voi, perché voi diventaste ricchi per mezzo della sua povertà”.

E come siete ricchi in ogni cosa, nella fede, nella parola, nella conoscenza, in ogni zelo e nella carità che vi abbiamo insegnato, così siate larghi anche in quest'opera generosa. Non dico questo per darvi un comando, ma solo per mettere alla prova la sincerità del vostro amore con la premura verso gli altri.Conoscete infatti la grazia del Signore nostro Gesù Cristo: da ricco che era, si è fatto povero per voi, perché voi diventaste ricchi per mezzo della sua povertà. E a questo riguardo vi do un consiglio: si tratta di cosa vantaggiosa per voi, che fin dallo scorso anno siete stati i primi, non solo a intraprenderla ma anche a volerla. Ora dunque realizzatela perché, come vi fu la prontezza del volere, così vi sia anche il compimento, secondo i vostri mezzi. Se infatti c'è la buona volontà, essa riesce gradita secondo quello che uno possiede e non secondo quello che non possiede. Non si tratta infatti di mettere in difficoltà voi per sollevare gli altri, ma che vi sia uguaglianza. Per il momento la vostra abbondanza supplisca alla loro indigenza, perché anche la loro abbondanza supplisca alla vostra indigenza, e vi sia uguaglianza, come sta scritto: Colui che raccolse molto non abbondò e colui che raccolse poco non ebbe di meno.

Può capitare anche a noi di sentirci dei padreterni, di voler abbagliare gli altri ostentando le nostre doti, facendo uso delle nostre amicizie, sfoggiando le nostre possibilità .Allora preghiamo con il salmo 131 con intimità e fiducia, consapevoli della nostra dipendenza da Dio e totale affidamento a Lui: e..guardiamoci attorno...


Signore, non si esalta il mio cuore
né i miei occhi guardano in alto;
non vado cercando cose grandi
né meraviglie più alte di me.
Io invece resto quieto e sereno:
come un bimbo svezzato in braccio a sua madre,
come un bimbo svezzato è in me l'anima mia.
Israele attenda il Signore,
da ora e per sempre.




venerdì 19 agosto 2016

"Sforzatevi di entrare per la porta stretta"



Verranno da oriente a occidente e siederanno a mensa nel Regno di Dio



Lc.  13,  22-30

Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù passava insegnando per città e villaggi, mentre era in cammino verso Gerusalemme.
Un tale gli chiese: «Signore, sono pochi quelli che si salvano?».
Disse loro: «Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, io vi dico, cercheranno di entrare, ma non ci riusciranno.
Quando il padrone di casa si alzerà e chiuderà la porta, voi, rimasti fuori, comincerete a bussare alla porta, dicendo: “Signore, aprici!”. Ma egli vi risponderà: “Non so di dove siete”. Allora comincerete a dire: “Abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza e tu hai insegnato nelle nostre piazze”. Ma egli vi dichiarerà: “Voi, non so di dove siete. Allontanatevi da me, voi tutti operatori di ingiustizia!”.
Là ci sarà pianto e stridore di denti, quando vedrete Abramo, Isacco e Giacobbe e tutti i profeti nel regno di Dio, voi invece cacciati fuori.
Verranno da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno e siederanno a mensa nel regno di Dio. Ed ecco, vi sono ultimi che saranno primi, e vi sono primi che saranno ultimi».

Parola del Signore
 


Mariella: Gesù passava...e mentre percorreva le strade dei villaggi insegnava alla gente...bella questa immagine. Egli era un uomo semplice, nessuna cattedra, nessuna altezza, ma la normalità di un uomo che cammina verso la meta e lascia il meglio di se, qualcosa di prezioso e utile a quanti lo avvicinano.   Alla domanda rivolta da un anonimo: “Signore, sono pochi quelli che si salvano?” Gesù non da risposte, ma sposta l'attenzione sul problema vero. “Sforzatevi di entrare per la porta stretta...” Infatti non importa conoscere il numero di quanti si salvano, ma come ci si salva!
Non basta infatti seguire le pratiche religiose, non basta far parte della Chiesa, non basta l'esteriorità per gustare la salvezza, questa è per coloro che scelgono di vivere l'insegnamento cristiano nella sua radicalità e nella sua verità. Chi cerca la via larga di una vita comoda, di una vita agiata, di una vita fatta a proprio uso e consumo, senza rinunce e senza sacrifici, difficilmente entrerà nel Regno di Dio.
"...molti, io vi dico cercheranno di entrare, ma non ci riusciranno" Entrare non è facile, è una lotta, non è di tutti riuscirci, non si entra con la forza, ma con la volontà di seguire il Signore ascoltando la sua Parola! Riuscirci non è merito nostro, solo guardando a Lui, al suo cammino verso il Calvario, possiamo sperare di riuscirci
La fede è un cammino al buio, se noi crediamo essa ci dona certezze, ma non possiamo pretendere di capire tutto, dobbiamo ammettere la nostra piccolezza, dobbiamo fidarci, affidarci e lasciarci salvare da Dio..



Enzo:  Chi si salverà?

Al tempo di Gesù, nelle scuole di teologia, si svolgeva un dibattito su chi si sarebbe salvato: alcuni rabbini sostenevano che tutto Israele si sarebbe salvato, e ciò in forza della fedeltà di Dio, che non può abbandonare il suo popolo.
Altri più rigorosi sostenevano che solo pochi si sarebbero salvati.
Ma Gesù, interrogato sull’argomento, non risponde e non si interessa a questo dialogo teologico. A lui non interessa il numero, ma togliere la falsa sicurezza derivante da un’errata concezione dell’appartenenza al Signore. La salvezza non è un fatto scontato per nessuno.
L’imperativo che usa, in altre occasioni “sforzatevi” e l’immagine che l’accompagna: “la porta stretta”, stanno a significare che non c’è tempo da perdere e che non bisogna arrivare in ritardo, bisogna perseverare.
Il popolo di Dio può rimanere tagliato fuori dal banchetto messianico. Non è sufficiente la parentela con il Signore, non basta l’appartenenza alla stirpe di Abramo. Gesù descrive il Regno alla maniera giudaica, secondo l’immagine del festino messianico (Is 25,6, Lc 14,5.16-24; 22,16.18-30) in cui gli eletti sono radunati accanto ai patriarchi.
Ma ciò che dà diritto a stare con i patriarchi non è la comunanza del sangue, ma la fede!

Vorrei concludere con alcune riflessioni di Padre Augusto Drago che sono senza dubbio molto incisive e ci aiuteranno a meglio comprendere il brano evangelico.  L'intero suo commento, che vi invito a leggere, lo trovate nella pagina a Lui dedicata.

                                                                      

Padre AUGUSTO: L'uomo non si salva, ma è salvato. Salvato dalla grazia e dalla misericordia di Dio.
Il Regno non è un oggetto di rapina: e' l'eredità che Dio dona ai suoi figli. E' quindi vero che la porta è strettissima: nessuno infatti si salva. Ma è anche larghissima, perché tutti veniamo salvati!   Questa infatti è la Volontà di Dio: che tutti gli uomini siano salvati e giungano alla conoscenza della verità. Lo dice Paolo nella prima lettera a Timoteo.
Per essa passano tutti i poveri, gli storpi, i ciechi e gli zoppi, come ci fa comprendere lo stesso Luca in 14, 21. Gesù dunque non risponde alla domanda dello sconosciuto, perchè non ha senso.
Nessuno infatti si salva, ma tutti possiamo essere salvati!
Basta essere peccatori bisognosi tali da poter attraversare la porta stretta! Gesù a riguardo utilizza un verbo oltremodo significativo. La traduzione attuale dice  "Sforzatevi..."
E' più aderente al testo greco tradurre "Lottate..." Bisogna dunque lottare per entrare attraverso la porta stretta. La salvezza è un dono, certo. Ma costa solo la fatica di aprire il cuore e la mano per accoglierlo. Basta ardentissimamente desiderarlo.
Ma è una grande lotta! Il cuore dell'uomo infatti spessissimo, è duro! La mano è rattrappita.
Ma in che cosa consiste la lotta? Essa consiste nella contemplazione: con il bussare nella notte per ottenere il pane, con il pregare con insistenza per ottenere lo Spirito.
I santi Padri ci insegnano che nelle cose spirituali è importante la lotta.
Gesù stesso lottò nella preghiera. E lottò fino a sudare sangue.
Il dono non toglie l'iniziativa. E' anzi un pegno che impegna!
Il suo costo è la vita stessa. Inoltre bisogna fare come se tutto dipendesse da noi, sapendo che tutto dipende da Dio! Può sembrare paradossale: ma è così.


domenica 14 agosto 2016

Assunzione della Beata Vergine Maria

Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente



Lc.  1,  39-56

In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda.
Entrata nella casa di Zaccarìa, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo.
Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto».
Allora Maria disse:
«L’anima mia magnifica il Signore
e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore,
perché ha guardato l’umiltà della sua serva.
D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.
Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente
e Santo è il suo nome;
di generazione in generazione la sua misericordia
per quelli che lo temono.
Ha spiegato la potenza del suo braccio,
ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore;
ha rovesciato i potenti dai troni,
ha innalzato gli umili;
ha ricolmato di beni gli affamati,
ha rimandato i ricchi a mani vuote.
Ha soccorso Israele, suo servo,
ricordandosi della sua misericordia,
come aveva detto ai nostri padri,
per Abramo e la sua discendenza, per sempre».
Maria rimase con lei circa tre mesi, poi tornò a casa sua.

Parola del Signore  



Commento di Padre Augusto DRAGO 

 


Chi è questa donna, di cui non solo i Padri della Chiesa, la Parola di Dio, ma anche i poeti e la

letteratura ha tanto parlato? Chi è Costei che ha tanto nobilitato la nostra umanità? E'

Maria, la madre di Gesù è la madre nostra.

E in questo giorno celebriamo la Sua gloriosa assunzione al cielo, vale a dire la sua intima

partecipazione alla Pasqua del suo Figlio e suo Signore. Assunta in cielo in anima e corpo

Io sono sicuro che se in questa partecipazione eucaristica, la nostra attenzione fosse rivolta

solo a Maria in maniera assoluta, la prima a non essere contenta sarebbe proprio Lei.

Alle nozze di Cana, ai servi che le chiedevano che intercedesse presso Gesù, Maria

rispose: “fate tutto quello che Lui vi dirà”

Oggi Maria, dall'alto dei cieli ancora una volta, ci rivolge queste parole: “Come io ho fatto

tutto quello che l'Altissimo mi ha detto, così anche voi fate tutto ciò che il Signore Gesù vi ha detto”.

 E non è un caso, anzi è estremamente significativo che la prima beatitudine del Vangelo, sia quella che abbiamo proclamato or ora per bocca di Elisabetta:

Beata te Maria, che hai creduto nell'adempimento della Parola che il Signore ti ha dato”.

L'ultima beatitudine del Vangelo, si chiude quasi con le stesse parole, ma soprattutto con lo

stesso contenuto: “Tommaso, Tommaso, perchè hai veduto tu hai creduto, beati quelli che pur

non avendo veduto hanno creduto!” La prima e l'ultima beatitudine dunque contengono il

grande mistero delle nostra fede creduta e proclamata.

Maria ha creduto, ha creduto l'impossibile di Dio quando l'Angelo le disse che sarebbe

divenuta la madre del Salvatore.

Eccomi sono la serva del Signore, si compia in me la sua Parola.”

Maria ha creduto ed è rimasta salda nella sua fede quando un giorno il Figlio le disse:

Perchè mi cercavate, forse non sapete che devo compiere le cose di Dio?” quasi come una

specie di ripudio, di allontanamento, perchè l'interesse di Gesù era concentrato nella volontà

del Padre.

Eppure in quel momento Maria comincia il suo cammino di fede, comincia a comprendere chi

è quel figlio che non è totalmente suo, ma che anzitutto, appartiene al Padre che lo ha

mandato. Maria rimane salda nella parola del Signore e ne diventa la discepola, la prima

discepola della Parola.

Maria rimane salda nella sua fede, là dove sotto la croce, si conclude il suo cammino di fede e

diventa fede piena, è il sabato santo quando c'è grande silenzio sulla terra, quando Gesù

morto ed abbandonato da tutti, è considerato ormai un uomo fallito, l'unica a rimanere salda

nella fede è Maria, veramente beata perchè ha creduto. Ed è questa fede che esalta Maria e le

permette di seguire il suo Signore, Lei è passata attraverso una morte spirituale, la morte di sé

stessa a sé stessa, per tenere salda, forte, viva, ardente la fiaccola della speranza e soprattutto

della fede.

Oggi dall'alto dei cieli, Maria ci ripete: “Beati voi, se come me, saprete tenere salda e continuamente accesa la lampada della vostra fede!”

Fratelli e sorelle, se vorremo avere partecipazione alla gloria di Cristo in maniera piena come

Maria, non abbiamo altro da fare, che mantenere salda la lampada della nostra fede in tutte le

stagioni, in tutte le vicende della nostra vita. 
 

E'facile credere quando tutto và bene, diventa meno facile credere, anzi per alcuni addirittura assurdo credere, quando tutte le speranze sono crollate.

Ma la fede ci fà ripetere le stesse parole di Maria “Nulla è impossibile a Dio”

Come Dio ha creato dal nulla, così pure dalle ceneri dei nostri fallimenti, Egli può far risorgere una nuova vita, dalle cadute delle nostre speranze un nuovo orizzonte.  

Nulla è impossibile a Dio” e tenendo salda questa parola, continuiamo il nostro cammino che ci conduce là dove Lei è già giunta, la Regina che siede accanto al Suo Re.

Un'altra cosa vorrei aggiungere, dicevo poc'anzi che la prima a non essere contenta che noi

fissiamo il nostro sguardo solo su di Lei è proprio Maria, perchè guardare a Maria ci rimanda ad un altro mistero, è il mistero della Chiesa.

Maria è l'icona, immagine della Chiesa in cammino, attraverso le tempeste della storia, le tempeste interne che vive, che sta vivendo anche oggi, come le persecuzioni contro i cristiani che stanno prendendo piede quasi un po' in tutto il mondo.

Maria è immagine della Chiesa, guardando a Lei guardiamo alla Sposa dell'Agnello, che è

Cristo, guardando a Lei guardiamo alla sposa di Gesù, che è la Chiesa, non tanto alla Chiesa istituzionale, ma alla Chiesa come mistero di salvezza, alla Chiesa come a colei che, come una madre, ci nutre con i sacramenti, con l'Eucarestia e la proclamazione della Parola. A quella Chiesa che è faro di fede nel suo essere mistero e presenza reale di Cristo, a quella Chiesa che proclama la fede in Lui come unico Salvatore. 
 

Allora oggi Maria ci dice: entrate nel mistero della Chiesa, vivete il mistero della Chiesa, camminate dentro il mistero della Chiesa e assaporerete la bellezza di essere salvati e di essere con Cristo, compartecipi della gloria che certamente vi sarà donata.

Allora comprenderete che, come la Chiesa è in cammino verso l'incontro della sua gloriosa venuta, così anche voi vivrete la vostra vita come un pellegrinaggio, che passando attraverso la storia, vi porta all'incontro eterno, nel sabato senza tramonto, con quel Signore nel quale avete creduto, sperato e che tanto i vostri cuori hanno cercato, hanno trovato ed hanno amato. Amen……………...



giovedì 11 agosto 2016

Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso!


Dov'è il fuoco che brucia? Dov'è l'ansia che divora? La passione per l'annuncio?

Domenica 20ma del Tempo Ordinario – Anno C


Dal Vangelo secondo Luca 12,49-53

Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso! Ho un battesimo nel quale sarò battezzato, e come sono angosciato finché non sia compiuto!
Pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra? No, io vi dico, ma divisione. D'ora innanzi, se in una famiglia vi sono cinque persone, saranno divisi tre contro due e due contro tre; si divideranno padre contro figlio e figlio contro padre, madre contro figlia e figlia contro madre, suocera contro nuora e nuora contro suocera».

Parola del Signore!

Enzo: Continuiamo la lettura del vangelo di Luca con gli insegnamenti di Gesù per una vita terrena tesa all'attesa del Regno di Dio. Il brano di oggi sembra appartenere alla letteratura apocalittica, che riguarda la fine dei tempi con la seconda venuta di Gesù: il fuoco della terra, la divisione interna alla famiglia, il discernimento dei segni dei tempi.

Non è però il pensiero di Luca che non pensa alla crisi finale,ma all'oggi della storia,, “D'ora innanzi”, alla storia di ogni epoca, di ogni tempo, all'uomo che è chiamato a seguire Dio,come abbiamo visto nelle domeniche precedenti.

Le due frasi iniziali di Gesù, “Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso! Ho un battesimo nel quale sarò battezzato, e come sono angosciato finché non sia compiuto!”, esprimono il suo desiderio ardentente che la sua missione giunga a compimento attraverso il dono della sua vita, il battesimo del suo sangue.

La realtà intravista da Gesù è terribile: la pace che è venuto a portare sulla terra si scontra con tutto ciò che è nemico di Dio, quell'amore, quel fuoco gettato sulla terra non si accenderà del tutto, la lotta che il cristiano e la chiesa devono sostenere sarà radicale, penetrerà anche nelle famiglie, ognuno dovrà decedersi pro o contro.

Avvalorando queste parole e applicandole ad ognuno di noi , riporto un commento di Paol Curtaz, molto efficace, che ci farà riflettere:


Un brivido mi percorre la schiena, un sudore freddo. Abbasso lo sguardo dopo avere letto questo brano, sempre. È uno sfogo di Gesù, una sofferta testimonianza, una inattesa confidenza.

Sono venuto a portare il fuoco, dice il Signore. Il fuoco che incendia, che purifica, che divora, che illumina. Il fuoco che divampa e contagia. E parla di guerra, di lotte, di incomprensioni fra membri della famiglia in nome suo. E di un battesimo. Non più quello del Battista, no.

Un battesimo grondante sangue, un battesimo dolorante, un battesimo crocefisso. Sì, tremo davanti a queste parole. Tremo guardando le nostre assonnate assemblee, le nostre piccole meschinità parrocchiali, le nostre solenni e noiose pompe liturgiche. E le riunioni pastorali per decidere la data della prima comunione e le piccole guerre per la preparazione del presepe, e le polemiche fra movimenti cattolici.

Dov'è il fuoco che brucia? Dov'è l'ansia che divora? La passione per l'annuncio? Leggo e tremo, leggo e prego il Signore di aiutarmi a crescere nella passione per il Regno, come ha saputo fare lui. Che il suo battesimo di sangue non diventi inutile...



Mariella:  Nel bel mezzo dell'estate, a poche ore dalla festa dell'Assunta, la liturgia ci fa riflettere su alcuni punti basilari degli insegnamenti di Gesù. In verità può sembrare una pagina dura quella di oggi, eppure se la leggiamo con attenzione, riflettendo sul suo significato, ci apre ad una dimensione di vita luminosa e ricca di grazia.

Esaminiamo alcuni elementi centrali di questo brano.

Il suo fuoco di cui parla Gesù è un fuoco che brucia tutte le scorie del nostro cuore, è un fuoco che purifica. Gesù stesso è fuoco, così come lo è la sua Parola, anche lo Spirito è un fuoco che arde, che scalda, che illumina, che alimenta la nostra fede, nel fuoco bisogna resistere, sopportare, lottare per giungere a vincere il peccato che è in noi.

E questo è possibile solo tenendo lo sguardo fisso su Gesù, come ci ricorda anche la seconda lettura tratta dalla lettera agli Ebrei.

Luca in questo brano ci fa comprendere come Gesù, dentro di sé, stesse vivendo due diverse tensioni, da un lato il desiderio forte della missione, gettare il fuoco sulla terra, dall'altro l'angoscia per un battesimo di sangue che di li a poco avrebbe dovuto ricevere. Questi due aspetti in realtà non sono separabili, poiché il fuoco al quale allude Gesù è lo Spirito Santo, il cui dono all'umanità passa attraverso il suo battesimo nella morte per rinnovare la faccia della terra e portare vita nuova.

Quando Gesù parla di odio non lo intende nel significato che diamo noi a questa parola, ma lo usa per esprimere il distacco totale che dobbiamo avere nei confronti di tutto ciò che ci allontana da Cristo, a Lui a Lui solo dobbiamo riservare un posto centrale nella nostra vita e questo posto non può essere occupato da cose di questo mondo. Odio è da intendersi come totale disaccordo e chiusura con tutto ciò che in noi sono rovi e spine che soffocano il seme della fede e lo costringono a morire.

E per ultimo il Signore ci avverte che la sua pace è una pace senza compromessi, non è una pace di comodo, dove non si prendono posizioni per non turbare gli animi, non è una pace a buon mercato dove si cerca di andar d'accordo con tutti per non prendere posizioni su nulla.

La sua pace è quella vera, quella che si ottiene nel fare la volontà di Dio e non degli uomini, la sua pace deriva dall'aver il coraggio di tagliare ogni relazione che ci può allontanare dal Signore e dalla sua verità.

E' un Vangelo esigente, una Parola scomoda, ma ci apre le porte del Regno se sapremo ascoltarlo e metterlo in pratica! 



 vorrei ancora riportare una riflessione di Papa Francesco circa questo brano evangelico che ci aiuterà a meglio comprendere e vivere questo insegnamento:

  Dopo che Gesù è venuto nel mondo non si può fare come se Dio non lo conoscessimo. Come se fosse una cosa astratta, vuota, di referenza puramente nominale; no, Dio ha un volto concreto, ha un nome: Dio è misericordia, Dio è fedeltà, è vita che si dona a tutti noi. Per questo Gesù dice: sono venuto a portare divisione; non che Gesù voglia dividere gli uomini tra loro, al contrario: Gesù è la nostra pace, è la nostra riconciliazione! Ma questa pace non è la pace dei sepolcri, non è neutralità, Gesù non porta neutralità, questa pace non è un compromesso a tutti i costi. Seguire Gesù comporta rinunciare al male, all’egoismo e scegliere il bene, la verità, la giustizia, anche quando ciò richiede sacrificio e rinuncia ai propri interessi. E questo sì, divide; lo sappiamo, divide anche i legami più stretti. Ma attenzione: non è Gesù che divide! Lui pone il criterio: vivere per se stessi, o vivere per Dio e per gli altri; farsi servire, o servire; obbedire al proprio io, o obbedire a Dio. Ecco in che senso Gesù è «segno di contraddizione» 
 Papa Francesco



 

giovedì 4 agosto 2016

Non temere, piccolo gregge




Domenica 19ma del tempo ordinario - Anno C

Dal vangelo secondo Lc 12,32-48

Non temere, piccolo gregge, perché al Padre vostro è piaciuto dare a voi il Regno.
Vendete ciò che possedete e datelo in elemosina; fatevi borse che non invecchiano, un tesoro sicuro nei cieli, dove ladro non arriva e tarlo non consuma. Perché, dov'è il vostro tesoro, là sarà anche il vostro cuore.
Siate pronti, con le vesti strette ai fianchi e le lampade accese; siate simili a quelli che aspettano il loro padrone quando torna dalle nozze, in modo che, quando arriva e bussa, gli aprano subito. Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli; in verità io vi dico, si stringerà le vesti ai fianchi, li farà mettere a tavola e passerà a servirli. E se, giungendo nel mezzo della notte o prima dell'alba, li troverà così, beati loro! Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora viene il ladro, non si lascerebbe scassinare la casa. Anche voi tenetevi pronti perché, nell'ora che non immaginate, viene il Figlio dell'uomo».
Allora Pietro disse: «Signore, questa parabola la dici per noi o anche per tutti?». Il Signore rispose: «Chi è dunque l'amministratore fidato e prudente, che il padrone metterà a capo della sua servitù per dare la razione di cibo a tempo debito? Beato quel servo che il padrone, arrivando, troverà ad agire così. Davvero io vi dico che lo metterà a capo di tutti i suoi averi. Ma se quel servo dicesse in cuor suo: «Il mio padrone tarda a venire» e cominciasse a percuotere i servi e le serve, a mangiare, a bere e a ubriacarsi, il padrone di quel servo arriverà un giorno in cui non se l'aspetta e a un'ora che non sa, lo punirà severamente e gli infliggerà la sorte che meritano gli infedeli.
Il servo che, conoscendo la volontà del padrone, non avrà disposto o agito secondo la sua volontà, riceverà molte percosse; quello invece che, non conoscendola, avrà fatto cose meritevoli di percosse, ne riceverà poche. A chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto; a chi fu affidato molto, sarà richiesto molto di più.


Parola del Signore!

Enzo: Dopo le direttive sull’uso dei beni, vangelo della scorsa domenica, la parole che l'evangelista Luca ha qui raccolte entrano  più direttamente sul tema della vigilanza, che non è un elenco di cose da fare, ma una tensione dello spirito, un orientamento di fondo nei confronti delle situazioni della vita. Vivere secondo la logica di Dio, vivere ed essere per Dio.


Ciò che Gesù chiede ai suoi discepoli è una vita vissuta con la consapevolezza di essere stati scelti e aver accettato di seguirlo con piena libertà, senza mezzi termini, con amore come Lui ha amato noi. Consapevoli della nostra debolezza confidiamo nel suo aiuto e in quello dello Spirito Santo promesso e inviato in mezzo a noi.
Il brano inizia con una esortazione amabile, affettuosa, da fratello maggiore, da Pastore chiamandoci “piccolo gregge”. Al “piccolo gregge” Gesù rivolge tre inviti.

1) Non aver paura: non esista l'ansia o la paura, ma vigilare in un clima di fiducia e tranquillità. Dio non si trova nel subbuglio, nel frastuono ma nella semplicità di un impegno di amore.

2) “Vendete ciò che avete e datelo in elemosina”. Gesù non chiede di spogliarci di tutti i nostribeni ma di condividere con i poveri, sollevare chi ha meno di noi. E’ questa la vera ricchezza, non il possesso dei beni ad ogni costo. 
 
3) Un invito, il più importante: orientare il proprio cuore verso il giusto tesoro “perché, dov'è il vostro tesoro, là sarà anche il vostro cuore” . Il cuore dell'uomo ha bisogno di qualcosa di speciale, di nuovo, di più grande. Questo qualcosa non può essere che Dio stesso “dove i ladri non arrivano e la ruggine non consuma”. Mi vengono in mente le parole dell'apostolo Paolo, Rom.8,35: Chi ci separerà dunque dall'amore di Cristo? ... né profondità, né alcun'altra creatura potrà mai separarci dall'amore di Dio, in Cristo Gesù, nostro Signore?”.


Ciò che segue sono degli esempi che Gesù pone alla nostra riflessione:

a)  la cintura ai fianchi, ricorda l’uso dei lavoratori che sollevavano e ripiegavano le lunghe vesti orientali sotto la cintura per avere più scioltezza nei movimenti e per camminare meglio. L'aposto Pietro così spiega questo atteggiamento, 1Pt, 1,13-16: “Perciò, cingendo i fianchi della vostra mente e restando sobri, ponete tutta la vostra speranza in quella grazia che vi sarà data quando Gesù Cristo si manifesterà. Come figli obbedienti, non conformatevi ai desideri di un tempo, quando eravate nell'ignoranza, ma, come il Santo che vi ha chiamati, diventate santi anche voi in tutta la vostra condotta. Poiché sta scritto: Sarete santi, perché io sono santo”.
 
b) Il servizio e la vigilanza: il servizio indica fedeltà e prontezza, la vigilanza per essere pronti alle occasioni di salvezza che il Signore offre ogni giorno, scorgerle e valutarle. “Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli; in verità io vi dico, si stringerà le vesti ai fianchi, li farà mettere a tavola e passerà a servirli. E se, giungendo nel mezzo della notte o prima dell'alba, li troverà così, beati loro!”

c)   Infine Pietro, forse non capendo le intenzioni di Gesù solleva una questione: “Signore, questa parabola la dici per noi o anche per tutti?”. Il tema della vigilanza viene arricchito di un nuovo atteggiamento: la fedeltà nell’amministrazione dei beni del padrone, il senso di responsabilità, qualità richieste in proporzione della conoscenza che ciascuno ha del padrone: più grande è la conoscenza, più grande deve essere la responsabilità. La fedeltà e la responsabilità sono richieste a tutti i credenti, ma soprattutto a chi molto è stato dato in doni e responsabilità.


Non aver paura piccolo gregge, attendi il tuo Signore vegliando e attendendo con serenità.

                                                           
                                                                       

Mariella:  In questo brano evangelico Cristo ci rassicura, Egli conosce bene il cuore dell'uomo e le sue paure, paure legate soprattutto ad un futuro incerto e nebuloso. "Non temere..." da un lato la potenza divina si fa vicina alla fragilità umana, dall'altro è espressione rassicurante che apre prospettive nuove.

      Il nostro stato d'animo dev'essere dunque una tranquilla fiducia in Dio, perché al Padre è piaciuto darci il suo Regno, è in questo Regno che è racchiusa la vera ricchezza per ognuno di noi, lì sono i veri valori della vita. L'attaccamento ai beni terreni ci allontana dal Regno, perchè il nostro cuore non è rivolto a Dio, ma è orientato ad accumulare denaro e cercare ogni sorta di piaceri.
  
      Gesù ci insegna a restare sempre in vigilante attesa, sempre pronti con la cintura ai fianchi e le lucerne accese come fossimo servi che non conoscono a che ora rientrerà il loro padrone, o come un uomo il quale non può sapere quando entreranno i ladri nella sua casa, allo stesso modo neppure noi conosciamo l'ora della nostra morte. Non con questo dobbiamo vivere nella paura, pensando solo e sempre alla nostra morte, ma piuttosto dobbiamo tenerci in grazia di Dio, ossia vivere in modo corretto, secondo gli insegnamenti della Chiesa, per non doverci preoccupare nel momento in cui ci verrà chiesta la nostra vita.
     
      La dimensione dell'attesa è parte essenziale della vita cristiana, tuttavia il mondo attuale non sa più attendere, perchè lo ritiene tempo sprecato, apprezza tutto ciò che riesce ad ottenere subito e senza sforzi. La Parola di Dio oggi ci fa comprendere meglio il senso profondo dell'attesa. Non si tratta di un'attesa a vuoto, ma si tratta dell'incontro più importante della nostra vita, quello con Cristo, sposo dell'umanità. Occorre vigilanza perchè non prevalgano la stanchezza o l'indifferenza e dev'essere un tempo attivo, nel quale darsi da fare al meglio delle proprie capacità, perchè "a chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto" 
Vi invito a leggere anche il commento di Padre Augusto Drago su questo brano evangelico nella pagina a Lui dedicata, ne vale veramente la pena!

                                                                             

venerdì 29 luglio 2016

Liberarsi dalla voglia di successo...



La vita non dipende dalla sovrabbondanza dei beni materiali

Domenica 18ma del T.O – Anno C 


Dal vangelo secondo Luca 12,13-21


Uno della folla gli disse: «Maestro, di' a mio fratello che divida con me l'eredità». Ma egli rispose: «O uomo, chi mi ha costituito giudice o mediatore sopra di voi?». E disse loro: «Fate attenzione e tenetevi lontani da ogni cupidigia perché, anche se uno è nell'abbondanza, la sua vita non dipende da ciò che egli possiede».

Poi disse loro una parabola: «La campagna di un uomo ricco aveva dato un raccolto abbondante. Egli ragionava tra sé: «Che farò, poiché non ho dove mettere i miei raccolti? Farò così - disse -: demolirò i miei magazzini e ne costruirò altri più grandi e vi raccoglierò tutto il grano e i miei beni. Poi dirò a me stesso: Anima mia, hai a disposizione molti beni, per molti anni; riposati, mangia, bevi e divertiti!». Ma Dio gli disse: «Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita. E quello che hai preparato, di chi sarà?». Così è di chi accumula tesori per sé e non si arricchisce presso Dio».

Parola del Signore!

Enzo: Può succedere, anzi succede ancora oggi che fratelli aspirino all'eredità paterna, prendere tutto ciò che possono per se stessi, bisticciare perdendo quella comunione fraterna esistente fino a quel fatidico giorno.

La risposta di Gesù a quell'uno della folla è chiara. Gesù ammaestra, non giudica, anzi rifiuta il ruolo di mediatore tra due fratelli, consiglia:” tenetevi lontani da ogni cupidigia”. Il ricorso a Gesù per una questione di eredità dimostra la stima che godeva presso la gente. Spettava ai dottori della legge dirimere le vertenze giudiziarie. Gesù non parla di possesso, ma di desiderio smodato, l'egoistico desiderio di possedere sempre di più, il cercare la propria sicurezza nel possesso di beni. Egli, Gesù, doveva dedicarsi esclusivamente all'annunzio del Regno di Dio.

Gesù mette in guardia i discepoli dall'avidità che stravolge persino i rapporti familiari. La vita non dipende dalla sovrabbondanza dei beni materiali, come viene chiarito nella parabola successiva, conosciuta come Parabola del ricco insensato.

Gesù, rivolgendosi alla folla presente, anche se era già chiaro l'insegnamento, insiste indicando una via da seguire per liberarsi dalla voglia del possesso: “Così è di chi accumula tesori per sé e non si arricchisce presso Dio”. Non si tratta di arricchire a vantaggio di Dio, pensando di fare del bene, ma di usare i beni secondo una logica voluta da Dio.

La preoccupazione del ricco per riporre i frutti della terra al sicuro era un atto di saggezza, opportuno per l'amministrazione dell'azienda. Non è biasimato per la sua avidità o avarizia. L'abbondanza dei beni era considerata una benedizione divina.

Il ricco è detto insensato, perché aveva rivolto il suo interesse sui beni effimeri, senza pensare ad altre realtà più importanti: non fa conto di Dio, non si cura degli indigenti ma pensa soltanto ai propri interessi materiali, a godere dei beni accumulati ,non pensa alla morte.

L’evangelista si è preoccupato di rendere concreta la parabola, e per questo ha situato subito dopo nel suo vangelo alcuni insegnamenti del Signore Gesù allo scopo, appunto, di esemplificare il significato di quel “per Dio”, insegnamenti che commenteremo la prossima domenica.
 
Facciamo attenzione alle parole di Gesù: sono sempre un invito chiaro ad essere figli di un Padre che ci vuole bene, non sono comandi, non sono leggi che obbligano, sono dettati da un richiamo alla salvezza. La sequela di Gesù è volontaria, si abbraccia soltanto dopo averne capito l'importanza della sua bontà. Non si può essere cristiani a metà tempo, non si può fraintendere la Croce.

Mariella:Fra gli evangelisti Luca è senza dubbio quello che mette più a fuoco la radicalità del messaggio evangelico e scava nel profondo del nostro cuore per deporre il seme della Parola, tutto questo significa anche coinvolgimento emotivo e trasformante, l'ascolto non può rimanere tale, deve concretizzarsi in un cambiamento di mentalità. Nulla può rimanere uguale se l'annuncio è forte e l'ascolto è vero! Non si può concepire un discepolo di Cristo, senza di conseguenza anche un mutamento di vita!

In Luca il tema del corretto uso dei beni ha un posto centrale e rilevante, in questo contesto comprendiamo l'importanza del brano appena letto.  Il brano inizia con una domanda fatta a Gesù: "Maestro, dì a mio fratello che divida con me l'eredità"
Ma Gesù, anzichè scendere nella discussione tutta umana, vola alto e risponde con un'altra domanda che di per sè implica una scelta:
 "O uomo, chi mi ha costituito giudice o mediatore sopra di voi?"

In questa seconda domanda non vi è certo un volersi disinteressare della disputa fra i rapporti umani frai due fratelli, quanto piuttosto un voler mettere a fuoco la sua figura. Chi è Gesù?
Infatti, chi trova la propria verità di vita nella relazione con Gesù, sa bene chi lo ha mandato fra gli uomini, il Padre, è Lui che lo ha costituito mediatore e giudice, Egli ci rivela il senso profondo dell'esistenza umana, la verità che ogni uomo deve cercare e sentire nella propria coscienza.

Dividere l'eredità non significa solamente risolvere un conflitto fra i fratelli, perchè quando si fa esperienza dell'amore di Cristo, cambia il cuore, la mente ed anche la vita.
"Dividere" non ha più il significato egoistico di prima, non è più appropriarsi della parte spettante, ma diventa un "Con-dividere" ossia gustare la ricchezza come un bene da godere in fraternità. E' dunque un tenersi lontani dalla cupidigia, perchè la vita non la si vede più come fine a sè stessi, ma è dono, è parte di un amore più grande quello che lega il Padre al Figlio ed il Figlio ai fratelli.  Così la vita è vissuta veramente in libertà, non più schiavi del possesso e della prepotenza, ma è una libertà nell'amore, nella condivisione, nel servizio, nella gratitudine, nella pace.

Ed ora vorrei dare voce a Padre Augusto per alcune riflessioni ed approfondimenti sul tema del possesso dei beni, che sicuramente ci faranno comprendere ancor meglio il significato vero dell'insegnamento di Gesù.


Padre AUGUSTO DRAGO: 

Penso alla ricchezza come elemento che mi allontana dal Signore e lo recide dalla mia vita.
Ma quale ricchezza? La domanda si impone.
Infatti quando, di solito parliamo di ricchezza, pensiamo alla quantità delle cose che
possediamo, ai soldi, alle cose che catturano la nostra concupiscenza.
Credo che questo sia un modo molto riduttivo di considerare la ricchezza che mi allontana dal
mio Signore. Basta infatti che io sia terribilmente attaccato a quel poco che ho!
La ricchezza allora non è qualcosa di quantificabile.

In realtà essa tocca la sfera emotiva e possessiva di ciascuno di noi.
Il suo vero nome è: "Attaccamento".Attaccamento anche al poco o nulla che si ha.
Posso avere infatti poco ed essere ricco lo stesso.
Quando anche il poco diventa importante per noi, tanto importante da farci dimenticare Dio,
allora è ricchezza!

Dio non guarda alla quantità ma alla qualità delle cose e al modo con cui ci relazioniamo con
esse. Su questo punto credo che tutti, io per primo, dobbiamo fare uno stringente esame di
coscienza! Di quante "piccole" cose è fatta la nostra vita, tanto piccole da diventare grandi ed
importanti per noi, sì da difenderle con le unghie.
Possiamo giungere a far dipendere la nostra vita e la sua felicità anche da piccole cose, se esse
prendono il posto di Dio. Possiamo dire tante cose sulla ricchezza! Ma la vera riflessione deve
essere portata sull'attaccamento che abbiamo alle cose! E' importante comprendere questo
concetto.

Se, infatti restiamo attaccati all'idea che non siamo ricchi perché non abbiamo un conto in
banca a dieci cifre, ma tuttavia siamo ricchi se siamo attaccati alle nostre cose, ai nostri vizi, alle cose che anche umanamente e giustamente amiamo, e che in realtà mettiamo al posto di Dio.
Credo che Gesù questo abbia voluto dirci.
Guardiamo dunque alla qualità della nostra vita, ricordando che la più grande ricchezza che
abbiamo e che elide Dio dalla nostra vita, è il nostro "IO"!
Fintantoché non lo avremo "rinnegato" saremo sempre ricchi di noi stessi: eterni adoratori di
noi stessi, e quindi idolatri.

Signore liberaci dal nostro io prepotente, arrogante, possessivo, egoista!
Dio non conosce solamente il cuore dei farisei, ma conosce anche il mio
Dice il Salmo 139:
"Signore tu mi scruti e mi conosci, tu conosci quando mi siedo e quando mi alzo,
intendi da lontano i miei pensieri, osservi il mio cammino e il mio riposo,
ti sono note tutte le mie vie..."

Dio conosce il mio cuore!
Posso nascondere agli altri i miei pensieri, posso fare due facce davanti agli altri, posso
nascondere con un falso sorriso accattivante il disprezzo che sento di provare per qualcuno,
posso pensare una cosa e dirne un'altra: ma Dio conosce il mio cuore: davanti a Lui non posso
barare!
Egli mi giudicherà secondo quello che vede nel sacrario del mio cuore!
Signore, ti prego, dammi un cuore semplice, da fanciullo,
limpido e trasparente, amante della Verità e che non sappia camuffare nulla,
e che sia luminoso come il meriggio, carico e pieno della Bellezza dei tuoi pensieri.
Che i miei pensieri siano i tuoi, e i tuoi i miei pensieri.
"Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio". Ed io voglio ardentissimamente vederti mio Signore. 

E ADESSO, SE VUOI, PASSA ALLA PAGINA DI PADRE AUGUSTO DRAGO...