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B E N V E N U T O !! Lo Spirito Santo illumini la tua mente, fortifichi la tua fede.


lunedì 16 ottobre 2017

IL dare ai poveri non è elemosina, ma restituzione


Condividere con gli ultimi la nostra ricchezza
di don Tonino Bello, servo di Dio


Stare con gli ultimi significa concretamente condividere con gli ultimi la nostra ricchezza.
La ricchezza di noi singoli. E' necessario che ognuno faccia una revisione globale della propria vita. Forse in parametri che la sorreggono sono di fabbrica antievangelica.

Occorre sovegliarsi sulle spese, controllare il denaro che entra, stabilire quale proporzione dei propri soldi dare ai poveri, impegnare un po' di tempo libero per loro in presa diretta, sperimentare tentativi di convivenza e di cassa unica.
E' necessario bloccare la frenesia dell'accumulo, mettere a disposizione degli ultimi quel che sopravanza, rendere fruibili i nostri beni inutilizzati, aprire il guardaroba chiuso, affidare le campagne incolte, popolare le case sfitte, stanziare per i poveri i redditi fissi di alcuni beni.

La ricchezza della comunità. Occorre fare chiarezza nei bilanci parrocchiali, diocesano, d'istituto.
Adoperarsi perché le uscite in favore dei poveri siano le più consistenti. Rivedere certe formulazioni tariffarie che danno l'impressione di una Chiesa interessata più alla borsa dei valori che alla vita dei poveri, e insinuano il sospetto che anche i sacramenti si diano dietro il compenso segnato dal listino prezzi. Studiare le forme adatte per mettere in circuito di fruibilità terreni, case, beni in genere appartenenti alla Chiesa.

Esaminare il problema di come restituire agli ultimi case religiose vuote e conventi chiusi. Eliminare lo spreco delle feste che si fa in nome dei Santi o col pretesto di onorarli. Educare chi si blocca di fronte al sospetto sistematico che sotto forma di pseudo povertà si camuffi il raggiro degli imbroglioni, che è molto meglio rischiare di mandare a mani piene nove impostori su dieci che mandar via a mani vuote il bisognoso.
 
Don Tonino Bello in Insieme alla sequela di Cristo sul passa degli ultimi

mercoledì 4 ottobre 2017

Fino a che punto "cristiani"?


Quattro categorie di cristiani

di don Tonino Bello tratto dal suo libro “Insieme alla sequela di Cristo sul passo degli uiltimi”



“Per uscire fuori dalle immagini, possiamo distinguere nelle nostre Chiese quattro categorie di cristiani:

1- quelli che ripiegano nello spazio intimistico, sentimentale, astratto, lontano mille migla dalle situazioni reali della gente. Quelli che aspettano con inerzia “l'altro mondo”, ma non fanno nulla perché un “mondo altro” si afferma sulla terra;

2- quelli che dispiegano un impegno esteriore, affannoso, appiattito, talvolta violento. Quelli che hanno perso, cammin facendo, ogni connotazione di annuncio religioso, se non proprio di identità cristiana, e si trovano a gestire tra le mani solo una disarticolata ragnatela di proposizioni ideologiche, che della antica matrice hanno solo qualche sbiaditissimo ricordo;

3- quelli che spiegano i gesti ecclesiali di condivisione come depravazioni populiste, gli accenni di solidarietà come devianze demagogiche, l'attenzione ai poveri come teorizzazioni di comodo o ammiccamento di vocabolario.
Quelliche guardano con diffidenza, come invasioni di campo, le sortite ecclesiali sugli spazi dove giustizia e perversità si scontrano, e accusano di orizzontalismo i vati tentativi di impegno sociale;

4- quelli che impegano ogni energia per “gridare il Vangelo con la vita”, come diceva don Primo Mazzolari.
Quelli, cioè, che hanno compreso che credere non è un modo nuovo di pensare soltanto, ma è soprattutto un modo nuovo di vivere e di lottare.
Quelli cha hanno capito davvero che solo se la spina dell'impegno concreto si inserisce nella presa del Vangelo, la Parola risplende e il mondo viene salvato”.

domenica 1 ottobre 2017

La giusta via


"Lampada ai miei passi"«Lampada per i miei passi è la tua parola, luce sul mio cammino» (Salmo 119, 105)
 

La STRADA    di don Luciano
  
Ero da poco arrivato in questa città, quando un giorno sono stato invitato a celebrare la S. Messa in una località che non conoscevo. Chiesi allora alla persona all'altro capo del telefono di darmi delle indicazioni. "È semplice: prenda la strada per il tal posto, passi il secondo ponte e quando vede un campo da pallacanestro coperto giri a destra, per una strada di campagna. Vada avanti alcuni chilometri e quando arriva a una biforcazione prenda la sinistra, e... "

Quando le cose sono così chiare decido sempre di farmi accompagnare da qualcuno che conosce la strada. Durante il viaggio cercavo i punti di riferimento che mi erano stati indicati, riconoscendo il ponte e una cappella dedicata a san Rocco. Sapevo di essere sulla strada giusta perché queste indicazioni mi erano state date da qualcuno che aveva viaggiato per quella strada prima di me e più di me. Ma quando siamo arrivati alla biforcazione, secondo me si sarebbe dovuto prendere la sinistra, invece chi mi accompagnava prese decisamente la destra, e io lo seguii. Dopo non molto arrivammo alla cappella dove la gente ci stava aspettando. Ma se non avessi seguito la persona che conosceva la strada non so proprio dove quel giorno sarei finito.

Gesù non solo conosce la strada della vita con tutte le sue curve e i suoi incroci, ma l'ha anche percorsa prima di noi.
Ci ha dato tutte le indicazioni necessarie - la Bibbia e la Chiesa - per arrivare a destinazione: il Paradiso. «Fammi conoscere, Signore, le tue vie, insegnami i tuoi sentieri» (Salmo 25, 4). Non abbiamo assolutamente ragione di essere preoccupati sulla strada da percorrere o su qual è la direzione giusta da prendere, perché Lui è andato avanti prima di noi per preparare la via per noi. Tutto quello che abbiamo da fare è seguirLo.

Per la preghiera: Padre buono, sento tante voci ogni giorno darmi indicazioni su quello che è meglio per la mia vita, e molte volte la strada davanti a me è davvero confusa. Ma Tu conosci la via, e oggi vengo da Te a chiedere che lo Spirito Santo mi guidi per la strada della Tua volontà. Questo Te lo chiedo nel nome di Gesù e per intercessione di Maria Santissima. Amen.

Per la vita: Oggi mi rendo disponibile a percorrere la strada che Dio ha tracciato per me per questa giornata, dovunque essa mi porti, chiunque essa mi faccia incontrare.




Da Incontri con la Parola di don Luciano

lunedì 18 settembre 2017

La parte più importante della giornata

Un giorno qualunque *BRUNO FERRERO*

 


“Mamma, guarda!” esclamò Marta, la bambina di sette anni.
“Già, già!” mormorò nervosamente la donna mentre guidava e pensava alle tante cose che l’attendevano a casa.
Poi seguirono la cena, la televisione, il bagnetto, varie telefonate e arrivò anche l’ora di andare a dormire.
“Forza Marta, è ora di andare a letto!”. E lei si avviò di corsa su per le scale. Stanca morta, la mamma le diede un bacio, recitò le preghiere con lei e le aggiustò le coperte.


“Mamma, ho dimenticato di darti una cosa!”.
“Me la darai domattina” rispose la mamma, ma lei scosse la testa.
“Ma poi domattina non avrai tempo!” esclamò Marta.
“Lo troverò, non preoccuparti!” disse la mamma, un po’ sulla difensiva. “Buona notte!” aggiunse e chiuse la porta con decisione. Però non riusciva a togliersi dalla mente gli occhioni delusi di Marta.


Tornò nella stanza della bambina, cercando di non fare rumore. Riuscì a vedere che stringeva in una mano dei pezzetti di carta.
Si avvicinò e piano piano aprì la manina di Marta. La bambina aveva stracciato in mille pezzi un grande cuore rosso con una poesia scritta da lei che si intitolava “Perché voglio bene alla mia mamma”. Facendo molta attenzione recuperò tutti i pezzetti e cercò di ricostruire il foglio.


Una volta ricostruito il puzzle riuscì a leggere quello che aveva scritto Marta: “Perché voglio bene alla mia mamma. Anche se lavori tanto e hai mille cose da fare trovi sempre un po’ di tempo per giocare. Ti voglio bene mamma perché sono la parte più importante del giorno per te”.


Quelle parole le volarono dritto al cuore. Dieci minuti più tardi tornò nella camera della bambina portando un vassoio con due tazze di cioccolata e due fette di torta. Accarezzò teneramente il volto paffuto di Marta.


“Cos’è successo?” chiese la bambina, confusa da quella visita notturna.
“E’ per te, perché tu sei la parte più importante della mia giornata!”.
La bambina sorrise, bevve metà della cioccolata e si riaddormentò.


Chi è la parte più importante della tua giornata?

[Autore: Bruno Ferrero – Libro: La Vita è Tutto Ciò che Abbiamo]

sabato 27 maggio 2017

Osiamo dire "Padre" anche se...

Osiamo dire "Padre"

(Alssandro Pronzato)


Osiamo dire "Padre", anche se... ci deludi, se le cose vanno male e tu non intervieni. Anche se il male ci colpisce a tradimento e tu non fai nulla per impedirlo. Ci ostiniamo a invocarti come "Padre" anche se gridiamo e tu non rispondi, ci perdiamo e tu non ci lanci un segnale, anche se abbiamo bisogno di un abbraccio e tu ti neghi.

Continuiamo a chiamarti "Padre" anche se molti di noi sperimentano la tua assenza, anche se le nostre domande rimangono senza risposta. Abbiamo esaurito tutte le parole per dire la nostra fame, la sete, la disperazione, la paura, la solitudine. Ci resta quell'unica parola da spendere: "Padre" e tuttavia ci sembra che quella parola non funzioni più, sia come una moneta fuori corso, una chiave fuori uso.
O forse, non basta dire "Padre", ma bisogna dirlo nel modo appropriato. Probabilmente non abbiamo esaurito tutte le parole. Ne conservi amo altre nel nostro vocabolario di figli diventati troppo sapienti. E tu aspetti che ce ne liberiamo. Che disimpariamo a parlare da adulti, e ritroviamo il balbettio del bambino che a stento riesce a farfugliare un'unica parola.
Tu aspetti pazientemente che tiriamo fuori dal cuore quell'unica parola-balbettamento per dire la nostra fede: "Abbà..."

Allora sapremo semplicemente che ci sei. Che quella parola unica ha avuto il potere, non di attirare la tua attenzione, ma di ferirti. La scoperta fondamentale non è quella della potenza del padre, ma della sua debolezza, della sua vulnerabilità. Tutto certo resterà come prima. Problemi, fastidi, interrogativi, incidenti, incomprensioni, delusioni, macigni che non si spostano...ma se ne sarà andata la paura.


Sì. Tu sei un Padre che non si stanca di aspettare che i figli crescano fino a diventare piccoli. Si decidano a imparare tutto ciò che bisogna imparare fino ad arrivare a sapere una parola sola.

sabato 15 aprile 2017

Domenica di Pasqua: Gesù è risorto, è veramente risorto!!!!

Domenica di Pasqua – Anno A- 16 aprile 1017

Lasciamoci guidare dalla gioia della risurrezione

Le letture di oggi sono state scritte da tre apostoli: Simon Pietro, Paolo e Giovanni rispettivamente. Tutto e tre le letture parlano del Cristo, l'unto da Dio, ripieno della dorza dello Spirito, il Liberatore dal peccato. E' Maria Maddalena la prima testimone del Risorto, l'annunciatrice che vide che la pietra del sepolcro era stata rimossa e poi Pietro e Giovanni. Oggi tutti i cristiani annunciano e testimoniana che CRISTO E' VERAMENTE RISORTO.

Pietro nella prima lettura, ormai credente, apostolo e annunciatore di Gesù, dà testimonianza del Risorto: “Dio lo ha risuscitato al terzo giorno e volle che apparisse, non a tutto il popolo, ma a testimoni prescelti da Dio, a noi...”

Dagli Atti degli Apostoli 10, 37-43
In quei giorni, Pietro prese la parola e disse:
"Voi conoscete ciò che è accaduto in tutta la Giudea, incominciando dalla Galilea, dopo il battesimo predicato da Giovanni; cioè come Dio consacrò in Spirito Santo e potenza Gesù di Nazaret, il quale passò beneficando e risanando tutti coloro che stavano sotto il potere del diavolo, perché Dio era con lui.
E noi siamo testimoni di tutte le cose da lui compiute nella regione dei Giudei e in Gerusalemme. Essi lo uccisero appendendolo a una croce, ma Dio lo ha risuscitato al terzo giorno e volle che apparisse, non a tutto il popolo, ma a testimoni prescelti da Dio, a noi, che abbiamo mangiato e bevuto con lui dopo la sua risurrezione dai morti.
E ci ha ordinato di annunziare al popolo e di attestare che egli è il giudice dei vivi e dei morti costituito da Dio.
Tutti i profeti gli rendono questa testimonianza: chiunque crede in lui ottiene la remissione dei peccati per mezzo del suo nome» .

L'apostolo Paolo scrivendo ai Colossesi invita “ a pensare alle cose di lassù, non a quelle della terra”, perché inseriti dopo la risurrezione di Gesù nella sua stessa vita vicini con Lui nella gloria di Dio, nostra nuova e definitva dimora.

L'evangelista Giovanni descrive nel suo vangelo la meraviglia e lo spavento di Maria di Magdala, la corsa di Giovanni e di Pietro verso il sepolcro dove era stato messo il corpo di Gesù. Vicino al sepolcro rimasto vuoto, Giovanni “ vide e credette”, Pietro, forse deluso, torna assieme a Giovanni a casa. Annota il vangelo: Infatti non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti”.


Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Colossesi 3, 1-4
Fratelli, se siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù, dove si trova Cristo assiso alla destra di Dio; pensate alle cose di lassù, non a quelle della terra.
Voi infatti siete morti e la vostra vita è ormai nascosta con Cristo in Dio!
Quando si manifesterà Cristo, la vostra vita, allora anche voi sarete manifestati con lui nella gloria.


Dal Vangelo di Giovanni 20,1-1
Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di
mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro.
Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava,
e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove
l’hanno posto!». Pietro allora uscì insieme all’altro discepolo e si recarono al
sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di
Pietro e giunse per primo al sepolcro. Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò.
Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò
i teli posati là, e il sudario – che era stato sul suo capo – non posato là con i teli,
ma avvolto in un luogo a parte. Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto
per primo al sepolcro, e vide e credette. Infatti non avevano ancora compreso la
Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti. I discepoli perciò se ne tornarono di nuovo a casa.

Tre personaggi: Maria di Magdala, Pietro e Giovanni.

Questo brano non ci parla esplicitamente della Risurrezione di Gesù, ma di un sepolcro trovato vuoto.
Maria di Magdala si reca al sepolcro, forse per devozione, per amore e riconoscenza per il Maestro: per lei avevano portato via il corpo del Signore. Non era sola, come si potrebbe pensare, ma assieme ad altre donne: “non sappiamo dove l’hanno posto”, riferisce a Pietro e a Giovanni.

Pietro e Giovanni vanno e vedono “i teli posati là e il sudario”. Non conosciamo le reazioni di Pietro. L’evangelista Luca dice di Pietro che “tornò indietro pieno di stupore, perplesso”. Giovanni, il discepolo amato, dice di se stesso “vide e credette”.

“Vide e credette”: il discepolo Giovanni crede nelle parole di Gesù, e nelle Sacre Scritture. La Maddalena e Pietro avevano avuto comunanza con Gesù e conoscevano le Scritture, ma a loro non basta ancora per credere dinanzi al sepolcro vuoto. Essi «non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti». La loro speranza nel Messia si infrange?

Assistiamo così a tre modi di reagire di fronte alla morte di Gesù e ad un sepolcro vuoto.
Maria di Magdala è la prima che si avvicina al sepolcro, donna coraggiosa e fedele di fronte ad un avvenimento assurdo e scandaloso. Lei era stata ai piedi della croce, ha sentito la paura, l’angoscia della morte di Gesù che amava. Ora non può venerare nemmeno il corpo di Gesù, la sua vita ora è piena di solitudine e smarrimento.

Pietro rimane perplesso. Era stato assieme a Gesù il pescatore intraprendente, presuntuoso, debole, rinnegatore ma contemporaneamente possiamo dire l’uomo di fiducia di Gesù. Chiunque al posto suo avrebbe provato ciò che Pietro sentiva nel suo cuore martoriato, deluso, forse solo dubbioso: il suo andare verso il sepolcro era lento, pensoso, forse desideroso come in altri momenti dello sguardo comprensivo e affettuoso di Gesù. La sua fede e la sua speranza in Gesù vengono meno?

Giovanni, il discepolo amato sa vedere e credere. Nel cammino verso il sepolcro corre veloce,
intuisce qualcosa di nuovo, fa riferimento alle Scritture nel suo vangelo, i suoi occhi si aprono al Mistero di Gesù: ha visto e nel silenzio, in cuor suo crede, spera dopo aver visto quell’”ORA” tanto citata nel suo vangelo, quell’ORA” di passione di Gesù. La fede di Giovanni forse non è quella della Nuova Pasqua, ma una fede nelle parole di Gesù che aveva udito e meditato, speranza nella risurrezione: Gesù l’aveva annunciata.

Assieme a Pietro torna a casa.



Maria, colei che ama; Pietro, il credente; il discepolo amato, colui che vede e vigila: tre modi diversi di camminare incontro al Risorto e di testimoniarlo nella fede. Ma tutti uniti da un unico desiderio: quello dell'incontro.

Noi abbiamo creduto senza aver visto, abbiamo creduto alla tradizione, abbiamo creduto alle Scritture, abbiamo creduto a Colui che disse di essere via, verità, vita, risurrezione, luce che illumina il mondo, a un Dio che si fa uomo come noi, affermiamo di essere discepoli di Gesù. perché lo abbiamo incontrato così anche noi.

Abbiamo anche ricevuto lo Spirito Santo come gli apostoli il giorno della Pentecoste, ma la nostra vita cristiana possiamo considerarla vicina a quella dei primi missionari del Vangelo?

Benedetto XVI così ci esortava nell’omelia del sabato santo del 2012:
Con la risurrezione di Gesù, la luce stessa è creata nuovamente. Egli ci attira tutti dietro di sé nella nuova vita della risurrezione e vince ogni forma di buio. Egli è il nuovo giorno di Dio, che vale per tutti noi”.

Gesù è per noi risurrezione e luce: la nuova Pasqua inaugurata da Gesù con la sua morte e risurrezione, passaggio dalla morte alla vita, suggerisce un messaggio di gioia per quanti desiderano vivere. Nel risorto ognuno trova motivazione e forza, letizia perché Dio è il nuovo orientamento dopo il buio del peccato, la speranza per chi ancora è vittima del male.



Gesù risorto è la vita piena per chi crede in Lui anche nella sofferenza, nelle privazioni, nel dolore, nelle ingiurie, nelle persecuzioni. Gesù risorto è la novità di Dio, è la vita perenne, eterna e beata.

Lasciamoci guidare dalla gioia della risurrezione: Gesù è vivo! La gioia della Pasqua ci renda aperti e sensibili verso quelli che soffrono, pensando che anche Gesù passò attraverso la sofferenza e che da questa ci è arrivata la salvezza. La Pasqua è inseparabile dalla settimana santa.



Gesù Cristo, tu sei vivo, la morte non ti ha costretto in suo potere!

L’annuncio di questa notizia incredibile ci sconvolge.

Tu apri un varco dove tutto sembrava chiuso.

Con il tuo Spirito, soffi sulla nostra rassegnazione e la nostra amarezza.

Abbatti le divisioni tra gli esseri umani.

Ridoni dignità ai più poveri.

Ci invii nel mondo per portare la speranza di una nuova vita”. (frère Alois, Taizé)
Grazie Gesù!



venerdì 7 aprile 2017

Osanna,Osanna al Figlio di Davide, cantava la folla..


Gesù entra a Gerusalemme acclamato dalla folla tra canti di gioia



Domenica delle Palme Anno A – 9 aprile 2017



Con questa domenica inizia la settimana santa, settimana che chiude il tempo di quaresima e ci chiama alla riflessione e adorazione della passione e morte di Gesù. Contemporaneamente ci prepara a gioire per la Risurrezione di Gesù.
Non ci sarà un commento alla lettura del Vangelo di Matteo ma delle riflessioni che riporto da un commento con amici in una serata di quaresima del 2014.

Le letture: 
 
Il profeta Isaia parla del comportamento del servo, di un servo che umilmente in silenzio obbedisce, lavora, accetta la persecuzione. In realtà Isaia anticipa le sofferenze di Gesù, servo di Jahvè, inviato dal Padre per la salvezza dell'uomo, sua creatura speciale.
Egli viene destato ogni mattino da una parola divina che lo raggiunge e gli apre l'orecchio, cioè lo pone ogni giorno nella situazione di colui che liberamente si fa servo di un altro e si fa forare l'orecchio quale segno di tale appartenenza. Da questo incontro con la Parola del Signore, scaturisce la sua forza per affrontare le posizioni agguerrite. L'esperienza di persecuzione non vede il servo lamentarsi con il Signore, come fanno a volte i profeti, ma piuttosto riaffermare la fedeltà nonostante tutto e tutti.
E' una persecuzione che il Servo affronta proprio perché è certo della propria innocenza e assieme dell'assistenza divina, che non gli lascerà mancare l'aiuto, anzi lo sosterrà nella prova più estrema: "Il Signore Dio mi assiste, per questo non resto svergognato..." Quando subisce gli sputi in faccia, la barba strappata, non reagisce: qui si evidenzia la vicinanza di Dio al servo maltrattato e percosso che crede che Dio non lo deluderà, che custodisce la parola divina.


Is 50,4-7 
Il Signore Dio mi ha dato una lingua da discepolo, perché io sappia indirizzare una parola allo sfiduciato.
Ogni mattina fa attento il mio orecchio perché io ascolti come i discepoli. 5Il Signore Dio mi ha aperto l'orecchio e io non ho opposto resistenza, non mi sono tirato indietro.6Ho presentato il mio dorso ai flagellatori, le mie guance a coloro che mi strappavano la barba;
non ho sottratto la faccia agli insulti e agli sputi.
7Il Signore Dio mi assiste, per questo non resto svergognato, per questo rendo la mia faccia dura come pietra, sapendo di non restare confuso”.


Fil 2,6-11
L'apostolo Paolo in questo inno
sembra rispondere alla necessità di spiegare come vedere nell'uomo Gesù crocifisso il Salvatore e il Signore, così come lo riconosce la fede cristiana. Più che un modello Gesù Cristo in questo testo impersona la logica che presiede il progetto salvifico di Dio e che deve reggere anche l'agire della comunità credente. (G. Barbaglio).
In un certo senso Paolo spiega la profezia di Isaia, profezia del Servo obbediente.
L'inno dunque ci presenta Gesù come l'uomo che non ha tradito il progetto originario di Dio e con la sua obbedienza si è fatto solidale con tutta l'umanità; per questo il Padre lo ha esaltato al di là della morte e lo ha costituito Signore del mondo, realizzando il suo piano di salvezza per tutti noi. Paolo ricorda così ai cristiani di Filippi e a noi che siamo inseriti vitalmente nella vicenda di Gesù e dunque nella logica del progetto del Padre, che diventa così anche indicazione per il nostro
agire concreto nella storia.

Abbiate in voi gli stessi sentimenti di Cristo Gesù: egli, pur essendo nella condizione di Dio,
non ritenne un privilegio l'essere come Dio,ma svuotò se stesso assumendo una condizione di servo, diventando simile agli uomini.
Dall'aspetto riconosciuto come uomo, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte
e a una morte di croce.Per questo Dio lo esaltò e gli donò il nome che è al di sopra di ogni nome, perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra,e ogni lingua proclami: «Gesù Cristo è Signore!, a gloria di Dio Padre”.

Vangelo secondo Matteo 26,14-27,66 ( vedi vangelo).

Mariella: Siamo giunti alla domenica delle Palme, in cui si celebra l'ingresso trionfale di Gesù in
Gerusalemme, ma anche domenica in cui la liturgia ci invita a contemplare la Passione del Signore.
Siamo davanti al mistero della Croce, Gesù avrebbe potuto sfuggire a quell'orribile violenza e
sofferenza, eppure non lo ha fatto.

Avevamo visto come anche lui temesse quell'ora, perché era fuggito in Galilea sapendo che i giudei volevano lapidarlo.
Ma appena seppe della morte di Lazzaro, tornò in Giudea superando la paura e mettendo a repentaglio la propria vita, pur di fare la volontà del Padre.
Nella sua vita Gesù non aveva mai dimenticato la sua missione, non si era mai sottratto al suo dovere di figlio, non aveva mai trattenuto nulla per sé, aveva speso tutto per il bene degli altri, per la salvezza dell'umanità che accorreva a Lui per sentirLo, toccarlo, chiederGli aiuto: Gesù donava oltre alla salute la fede.

L'ora più difficile era giunta, non era certo un momento facile per Gesù. Egli però decise di entrare a Gerusalemme anche se questo gli sarebbe costato la morte. Ne era ben consapevole. Più volte l'aveva detto, scandalizzando anche i più vicini a lui.
Nel tempio lo ripete a tutti i presenti, sotto forma di parabola: "Se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto".

Non gli era bastato venire sulla terra per insegnare, servire, guarire, perdonare e restituire dignità a quanti l'avevano perduta. Non era venuto sulla terra per "rimanere solo", ma per portare "molto frutto".
E l'unica via per portare frutto, ossia per raccogliere i dispersi Gesù la descrive così: "Chi ama la sua vita la perde e chi odia la sua vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna".
Certo questo discorso può apparire incomprensibile a molti, infondo tutti amiamo conservare la vita, custodirla, preservarla, risparmiarla dalla fatica; nessuno è portato a spenderla senza misura come invece sembra suggerire Gesù, il quale ha vissuto tutta la sua vita amando gli uomini più di se stesso.

La morte in croce rappresenta l'ora in cui questo amore si manifesta nella sua pienezza: è certamente il punto più alto d'amore che il Figlio dell’uomo ha potuto esprimere. E come resistere ad un amore così grande al punto di dare tutta la vita fino a morire in croce?
Ecco perché Gesù può dire: "Quando sarò innalzato da terra attrarrò tutti a me!" Con la sua morte Egli veramente può dimostrare a tutti gli uomini di ogni tempo che l'amore vince l'odio, vince la morte, vince la divisione.

Gesù attira a sé per condurci al Padre, non siamo figli del nulla, siamo opera di Dio, da Lui veniamo, a Lui torniamo per mezzo di Gesù che ci ha riaperto le porte del Regno.
Esserne consapevoli è la nostra unica salvezza, è la grazia che chiediamo in questi giorni per ciascuno di noi e per tutte le comunità cristiane.
E’ la grazia che chiediamo anche per il mondo perché gli uomini, guardando quel volto crocifisso, si commuovano e possano scoprire che l'amore è più forte di ogni presunta forza umana, di ogni potere violento
A quel volto insanguinato, umiliato, incoronato di spine, dobbiamo la redenzione dei nostri peccati e la salvezza eterna.

Se il peccato è stato un atto di sfiducia in Dio e ci ha allontanato per sempre da Lui, il suo opposto è un atto d'amore e di fiducia totale, senza compromessi, con il quale Gesù ci riconcilia per l'eternità. Possiamo non renderGli grazie?

Ci viene anche spontaneo ricordare i tanti martiri cristiani, quanti laici o religiosi, da duemila anni a questa parte, hanno messo a repentaglio la propria vita, pur di testimoniare con coerenza e coraggiosa fermezza la loro fede in Cristo, eroi non per caso, ma per amore!
Si potrebbe anche negare l'esistenza di Dio, ma nessuno può negare che Cristo ha avuto milioni di discepoli, che nel corso dei secoli l'hanno seguito proprio sulla strada più difficile che ci sia: quella della Croce.

Questo Cristo che tanti hanno combattuto, osteggiato, deriso ed ucciso, altri l'hanno seguito, l'hanno amato, l'hanno ospitato nel loro cuore e l'hanno accompagnato fin sul calvario
In questa settimana è bene che troviamo tempo ogni giorno per leggere e meditare una parte della passione, per poter comprendere i pensieri, i sentimenti e l'amore di Gesù. È un momento di grazia per ciascuno di noi.


Enzo: La Domenica delle Palme è il giorno  ricordato come “l’entrata trionfale” di Gesù a Gerusalemme, una settimana prima della Sua resurrezione.
450-500 anni prima il profeta Zaccaria aveva profetizzato: “Esulta grandemente, o figlia di Sion, manda grida di gioia, o figlia di Gerusalemme; ecco, il tuo re viene a te; Egli è giusto e vittorioso, umile, in groppa a un asino, sopra un puledro, il piccolo dell'asina”, (Zaccaria 9:9).
La profezia si realizza, Matteo 21: 7-9. «Osanna al Figlio di Davide! Benedetto colui che viene nel nome del Signore! Osanna nel più alto dei cieli!»”.

Gesù aveva occultato la sua dignità messianica, aveva proibito ai discepoli di parlarne; ora, entrando a Gerusalemme come re mansueto e pacifico, conforme alle predizioni delle Scritture, ne dà un chiaro segno ai giudei. Egli prese possesso simbolicamente della Città santa, entrò nel tempio e lo purificò, scacciando i profanatori.

Questa Domenica “delle Palme”, per noi cristiani è davvero importante: ci fa rivivere gli ultimi momenti della vita di Gesù. Accogliamo con gioia il nostro Re che abbiamo conosciuto e amato, è giusto che gioiamo: Gesù è il dono meraviglioso del Padre. Le sue sofferenze sono la nostra salvezza: la nostra gioia è ringraziamento alla promessa e volontà del Padre.

Il nostro tempo è sempre tempo di salvezza, ma chi è Gesù per ognuno di noi? Lo riconosciamo come Re della nostra vita? Lo amiamo come nostro amico speciale?

Vogliamo muovere i nostri passi entrando con Gesù a Gerusalemme fino al Calvario?
Vogliamo vedere dove finiscono i passi del nostro Dio, vogliamo essere con Lui là dove Lui è?
Solo così sarà la nostra gioia della Pasqua”. (Maria S.)

Siamo coscienti che solo Lui dona salvezza, pace, amore, oppure cerchiamo altrove tutto ciò?
Noi, come la folla a Gerusalemme, agitiamo festosamente quei rami d’ulivo, avvertiamo che la soluzione vera ai problemi nella nostra esistenza, al senso profondo delle nostre inquietudini, dei nostri dubbi, viene offerta solo dal Vangelo di Gesù. 

Il Dio che è venuto a rivelarci Gesù è un Dio che non usa la forza, il potere, non è venuto per sottometterci al suo volere, ma usa la debolezza dell'Amore, ci lascia liberi di scegliere Lui o chiunque altro. Come il padre misericordioso ci lascia andare, liberi di fare la nostra vita lontano da lui, ma tiene sempre lo sguardo fisso sulla strada sperando di vederci tornare per poterci riabbracciare senza chiederci niente, pronto a fare festa per noi in questa Pasqua di Risurrezione.


Giuseppe, il nostro poeta


Cantare con gioia

Cantare festosi  del Signore l’arrivo,
cantare con gioia la gloria del Padre.

Cantare, cantare con gioia.
E’ l’inno del bene,
trionfa sul male,
glorifica l’Uomo.

Cantare, cantare con gioia.
Una festa di bimbi,
che, garruli corrono
incontro a quell’Uomo.

Cantare, cantare con gioia.
Felici essi corrono
a dire di sì,
e vedono, sentono,
capiscono, loro,                         
ma i grandi non so.

Cantare, cantare con gioia.
Il tempo ora corre,
destino feroce,
che corre veloce.

Cantare  non più
or presto
                    il pianto che arriva,                   
il buio che incombe
nel ciel burrascoso

Cantare  non più,
pregare rimane
a chi ama Gesù.